Come conseguenza diretta del conflitto in Ucraina, le comunità locali polacche stanno affrontando un afflusso di bambini rifugiati che — in assenza di cure adeguate — impedisce alle loro madri, o a chi se ne prende cura, di intraprendere percorsi di studio o formazione utili a raggiungere l’autonomia dalle famiglie ospitanti.
Il progetto si basa sulle seguenti azioni:
– Sviluppare spazi sicuri, con programmi dedicati ai bambini che potrebbero aver vissuto esperienze traumatiche, offrendo parallelamente alle madri corsi di lingua (polacco e inglese), consulenza psicologica e coaching.
– Facilitare l’inserimento dei rifugiati, tramite incontri informativi sulle risorse disponibili a Cracovia e percorsi di integrazione nella comunità, sia temporanei che permanenti.
– Offrire un servizio di primo soccorso gestito dai rifugiati ucraini stessi, per orientare i nuovi arrivati nell’accesso a servizi legali e psicologici.
– Sviluppare centri di accoglienza pensati per favorire l’integrazione dei ROM ucraini, gruppo particolarmente colpito da esclusione e condizioni di estrema vulnerabilità.
In molte comunità rurali polacche, l’assistenza all’infanzia è scarsa o assente, e l’aumento della domanda rischia di generare tensioni tra famiglie ucraine e polacche. A ciò si aggiungono difficoltà legate alla barriera linguistica e alla diffusione di traumi psicologici: molti rifugiati non conoscono la lingua locale e necessitano di un supporto mirato. Anche il numero elevato di bambini con bisogni educativi, sanitari e psicologici pone una sfida ulteriore.
Per questo motivo, il progetto intende rafforzare la rete di risposta comunitaria già attiva, cercando di colmare le lacune nei servizi sociali disponibili.