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	<title>8&#215;1000 Soka Gakkai</title>
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	<description>Coltiviamo insieme il cambiamento positivo</description>
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	<title>8&#215;1000 Soka Gakkai</title>
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		<title>Disabilità: aperta una nuova finestra di finanziamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[INC]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 12:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tre ambiti prioritari finanziabili: disabilità intellettive complesse, residenzialità per adulti con disabilità e assistenza domiciliare per persone con malattie neurodegenerative.  La finestra sarà aperta dal 20 aprile al 31 maggio 2026. Nel panorama europeo, l&#8217;Italia si distingue per alcune buone pratiche in materia di disabilità — tra cui il modello di inclusione scolastica — ma continua [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="font-weight: 400;">Tre ambiti prioritari finanziabili: disabilità intellettive complesse, residenzialità per adulti con disabilità e assistenza domiciliare per persone con malattie neurodegenerative.  </span><span style="font-weight: 400;">La finestra sarà aperta </span><b>dal 20 aprile al 31 maggio 2026</b><span style="font-weight: 400;">.</span></h2>
<h3><span style="font-weight: 400;">Nel panorama europeo, l&#8217;Italia si distingue per alcune buone pratiche in materia di disabilità — tra cui il modello di inclusione scolastica — ma continua a fare i conti con criticità strutturali difficili da ignorare: servizi territoriali frammentati, una presa in carico non sempre continuativa e forti diseguaglianze regionali nell&#8217;accesso alle prestazioni.</span></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Le fasi di transizione alla vita adulta e la gestione delle condizioni ad elevato bisogno assistenziale restano i nodi più critici del sistema.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In questo contesto, </span><b>la Soka Gakkai italiana lancia una nuova finestra di finanziamento dedicata al tema della disabilità</b><span style="font-weight: 400;">, nell&#8217;ambito dell&#8217;area di intervento Diritti Umani, orientata alla costruzione di una società in cui nessuno sia lasciato indietro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono tre gli ambiti finanziabili:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">disabilità intellettive complesse</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">residenzialità/co-housing per adulti con disabilità</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">assistenza domiciliare per malattie neurodegenerative e gravi disabilità motorie</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">La finestra sarà aperta </span><b>dalle ore 14:00 del 20 aprile fino alle ore 14:00 del 31 maggio 2026</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutte le informazioni su</span><a href="https://ottopermille.sgi-italia.org/bandi/"> <span style="font-weight: 400;">https://ottopermille.sgi-italia.org/bandi/</span></a></p>
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		<title>Senzatomica: la forza del cambiamento parte dalle nuove generazioni</title>
		<link>https://ottopermille.sgi-italia.org/news/senzatomica-la-forza-del-cambiamento-parte-dalle-nuove-generazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[INC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Aug 2025 10:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[educazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questa settimana cade l’ottantesimo anniversario dei bombardamenti su Hiroshima e Nagasaki, le due città giapponesi che vennero colpite con una bomba atomica il 6 e il 9 agosto del 1945. Un orrore che deve restare un monito per l’intera umanità. Per tenere sempre alta l’attenzione sull’importanza di liberare il mondo dalle armi nucleari, pubblichiamo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org/news/senzatomica-la-forza-del-cambiamento-parte-dalle-nuove-generazioni/">Senzatomica: la forza del cambiamento parte dalle nuove generazioni</a> proviene da <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org">8x1000 Soka Gakkai</a>.</p>
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<p></p>
<header class="news-header">
<div class="text-intro"><header class="news-header">
<div class="text-intro">
<h2>In questa settimana cade l’ottantesimo anniversario dei bombardamenti su Hiroshima e Nagasaki, le due città giapponesi che vennero colpite con una bomba atomica il 6 e il 9 agosto del 1945. Un orrore che deve restare un monito per l’intera umanità. Per tenere sempre alta l’attenzione sull’importanza di liberare il mondo dalle armi nucleari, pubblichiamo un’intervista a Marta Modena e a Alessja Trama rispettivamente direttrice esecutiva e Coordinatrice delle Relazione Esterne del progetto Senzatomica della campagna Senzatomica, un progetto della Fondazione Be The Hope sostenuto con i fondi 8&#215;1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai</h2>
</div>
</header>
<div class="page-content">
<h4><strong>Come nasce Senzatomica e quali sono i principali obiettivi e le azioni previste dal progetto?</strong></h4>
<p>Senzatomica nasce da un sogno condiviso: quello di un mondo libero dalle armi nucleari. È un progetto della Fondazione Be The Hope, sostenuto dall’8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.<br />Una campagna che parte dall’educazione alla pace e al disarmo, nata nel 2011 dalla volontà dei giovani di impegnarsi per il disarmo nucleare e generare consapevolezza sulla minaccia delle armi nucleari. Un sogno che parte dai giovani, perché è proprio nelle nuove generazioni che risiede la forza del cambiamento. Il pensiero alla base della campagna è quello di Josei Toda, educatore, uomo di pace e secondo presidente della Soka Gakkai. Nel 1957, in un Giappone devastato dalla Seconda guerra mondiale, di fronte alla corsa allo sviluppo di armi nucleari sempre più potenti, Toda in una storica dichiarazione affermò a gran voce che le armi nucleari sono un male assoluto, non giustificabile in nessuna maniera o ragione.<br />Il suo credo era quello di combattere contro il vero “nemico”: non le armi nucleari in quanto tali, né gli Stati che le possiedono o le costruiscono, bensì il modo di pensare che ne giustifica l’esistenza, la prontezza ad annientare gli altri quando vengono percepiti come minaccia o impedimento alla realizzazione dei propri scopi.<br />Riconoscere questa dinamica è il primo passo per costruire relazioni pacifiche e riscoprire la dignità di ogni essere vivente. Se io non guardo più l’altro come un nemico in sé ma riconosco che posso cambiare la logica e quindi che posso agire in modo diverso per trasformare la sfiducia che si annida nel mio cuore allora sì che posso credere che un cambiamento sia possibile. Che eliminare le armi nucleari è possibile.</p>
<p>La nostra campagna si fonda sull’educazione alla pace e al disarmo, attraverso percorsi di formazione, informazione e sensibilizzazione che puntano a un vero e proprio empowerment delle persone. Vogliamo costruire una società in cui al centro ci sia la sicurezza umana, intesa come il benessere e la felicità di ogni individuo. Solo così possiamo promuovere una cultura di pace autentica e una coesistenza creativa, libera dalla minaccia delle armi nucleari.<br />Il progetto si compone di diverse attività: la mostra itinerante “Trasformare lo spirito umano per un mondo libero dalle armi nucleari”, il Senzatomica Revolution Talks evento di sensibilizzazione rivolto ai giovani, i corsi di formazione insegnanti sull’educazione alla pace e al disarmo che vengono organizzati in diverse regioni italiane, lo sviluppo di materiali e laboratori didattici che portiamo nelle scuole, la partecipazione attiva in rappresentanza delle società civile a Conferenze all’interno delle Nazioni Unite e molte altre.<br />Senzatomica è un movimento di persone comuni che scelgono di credere nel cambiamento. Che scelgono di agire, di educare e di costruire un mondo libero dalle armi nucleari. Insieme, possiamo trasformare la paura in speranza. Insieme, possiamo rendere possibile l’impossibile.<br />In questi ultimi due anni, grazie ai fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, abbiamo lanciato la nuova versione della mostra rinnovata sia nei contenuti che nella sua veste. Questi fondi ci permettono di allestire la mostra itinerante in diverse città italiane, offrendo l’ingresso gratuito a migliaia di visitatori, soprattutto alle giovani generazioni. Inoltre, ci consentono di organizzare il Senzatomica Revolution Talks, i corsi di formazione per insegnanti e di sviluppare nuovi materiali didattici e informativi, diffondendo i principi dell’educazione alla pace e al disarmo in modo capillare e incisivo.<br />Ma non solo: grazie al supporto dell’8×1000, abbiamo potuto collaborare con istituzioni e partner internazionali, partecipando come società civile alle conferenze sul disarmo organizzate dalle Nazioni Unite. Questo ha rafforzato l’impatto della campagna, portando il nostro messaggio anche a livello globale.</p>
<h4><strong>Qual è l’impatto della mostra sui visitatori e come si inserisce nel percorso educativo e di sensibilizzazione che proponete?</strong></h4>
<p>La mostra ha già girato più di 80 città italiane; visitata da oltre 460.000 persone – di cui più del 40% studenti e studentesse delle scuole elementari, medie e superiori.<br />È uno strumento di educazione al disarmo nucleare e alla pace che mira a generare empowerment e senso di responsabilità nei visitatori che hanno la possibilità di diventare attivi sostenitori e protagonisti della Campagna stessa.<br />All’interno del percorso della mostra, le persone approfondiscono la propria conoscenza legata al concetto di sicurezza umana, il cui elemento centrale è la tutela della vita e della dignità delle persone.<br />Come si evince dal messaggio della campagna, Senzatomica propone la trasformazione dello spirito umano come punto di partenza per costruire un mondo libero da armi nucleari. Perché questo approccio personale è così importante e in che modo contribuisce concretamente all’obiettivo del disarmo nucleare?</p>
<h4><strong>La sfida che si è sempre posta Senzatomica è quella di creare un ponte tra i problemi globali attuali e la nostra vita quotidiana. Come posso sentire un tema così grande collegato alla mia vita di tutti giorni e come posso fare la differenza?</strong></h4>
<p>Nella società di oggi in cui regna la rassegnazione e il senso di impotenza nel cuore delle persone il nostro obiettivo è trasmettere prima di tutto speranza, partendo da una visione del mondo diversa da quella a cui siamo abituati. Senzatomica infatti parte dal presupposto che le armi nucleari, i più distruttivi strumenti di guerra, sono al vertice di una piramide di violenza che regna nella nostra società – alla cui base di questa piramide si trovano i conflitti della nostra vita quotidiana. La nostra sfida è elevarci sopra la violenza e l’indifferenza per fermare la corsa agli armamenti ed eliminare queste armi, le più temibili che esistano.<br />Portiamo avanti questa campagna affinché ognuno/a possa favorire la crescita e lo sviluppo di individui capaci di riconoscere nel cuore/mente degli esseri umani le cause alla base delle guerre e trasformarle.<br />Proprio come afferma il preambolo della Costituzione dell’UNESCO:<br />«Poiché le guerre hanno origine nello spirito degli uomini è nello spirito degli uomini che si debbono innalzare le difese della pace».<br />E quindi l’interrogativo che ci poniamo sull’effettiva possibilità di trasformare la cultura della violenza in una cultura di pace trova una risposta tangibile e concreta: è la trasformazione dello spirito umano, trasformare i principi su cui si basa il nostro cuore, quell’istinto a voler distruggere gli altri quando li percepisco come ostacolo a ciò che vogliamo ottenere.<br />Vogliamo invertire la tendenza a sentirsi impotenti di fronte al destino dell’umanità, per questo il cuore della campagna è “trasformare lo spirito umano per un mondo libero da armi nucleari”. Il nostro messaggio è che non si devono avere qualità speciali per cambiare il mondo, ogni persona possiede un potenziale illimitato che può manifestare.<br />Siamo convinti che ogni persona può decidere di informarsi e conoscere la paradossale deterrenza nucleare; può decidere di ispirarci dalla grande forza e determinazione degli hibakusha, i sopravvissuti ai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki e ai più dei 2.000 test nucleari effettuati nel mondo da parte degli Stati con armi nucleari, che hanno trasformato la loro disperazione in senso di missione; sapere dell’esistenza del TPNW, la norma internazionale che rende illegali tali armi e che indica concretamente come eliminarle dalla faccia della Terra.</p>
<h4><strong>Uno degli obiettivi centrali è sensibilizzare la società civile e le istituzioni affinché l’Italia ratifichi il Trattato sulla roibizione delle armi nucleari (TPNW).<br />Quali sono le principali azioni intraprese per raggiungere questo traguardo?</strong></h4>
<p>In quanto organizzazione della società civile che lavora in ambito nazionale e internazionale, abbiamo partecipato a importanti negoziati delle Nazioni Unite per l’adozione di un Trattato internazionale che potesse finalmente vincolare le armi nucleari come armi illegali, il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari.<br />Oltre alla mostra Senzatomica che opera una riflessione ampia per tutta la cittadinanza, portiamo avanti azioni di advocacy con l’obiettivo di coinvolgere sempre più cittadini e istituzioni per stimolare un movimento di opinione pubblica, dialogando con sindaci e parlamentari affinché manifestino il loro sostegno per la ratifica del Trattato da parte dell’Italia, attraverso la sottoscrizione dell’Appello delle città di ICAN per quanto riguarda i comuni italiani, perché le armi nucleari sono progettate per annientare in un’istante le città e sono proprio le città che si fanno promotrici della pace, del dialogo e del rispetto della vita di ogni persona. Affinché ognuna e ognuno possano prendere decisioni informate offriamo laboratori di educazione alla pace per studentesse, studenti, docenti che possono essere attuati in tantissimi altri ambiti in cui è coinvolta la cittadinanza</p>
<h4><strong>C’è un episodio particolarmente significativo, vissuto nel contesto del progetto, che vorresti condividere?</strong></h4>
<p>Di episodi ce ne sarebbero tantissimi… intanto è veramente significativo essere testimoni delle determinazioni che ogni persona tira fuori all’uscita della mostra e quanto sia di impatto leggere la commozione che hanno provato e il desiderio di fare la pace. Un momento bellissimo è anche quando in occasione del corso di formazione docenti organizziamo una conferenza con le persone sopravvissute a Hiroshima e Nagasaki e gli studenti delle scuole elementari medie e superiori e sentire tutta l’energia e l’ispirazione che gli hibakusha trasmettono e quanto le studentesse e gli studenti si sentano incoraggiati a costruire del bello nella propria vita è bellissimo, specialmente vedere e sentire quanto gli stessi hibakusha siano felici di dedicarsi alle generazioni più giovani affinché nessuno debba vivere mai più ciò che hanno sperimentato loro sulla propria pelle da bambini.<br />Altri momenti significativi sono vedere le persone, i cittadini che dopo la mostra cominciano a dialogare con il proprio comune per poterlo sensibilizzare sul tema e da questi dialoghi nascono bellissime occasioni in cui portare avanti tante iniziative e far sì che quella città sia promotrice in prima linea del disarmo nucleare – adesso siamo a più di 110 Comuni italiani che sostengono la nostra campagna e si sta creando un’ondata di cambiamento sempre più grande.</p>
<h4><strong>Come è articolata la mostra</strong>:</h4>
<p>Il cuore pulsante della mostra è il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW), che rappresenta il filo conduttore dell’intero percorso espositivo. La mostra è suddivisa in cinque aree tematiche.<br />Si parte dall’atrio, dove i visitatori vengono accolti dalle testimonianze dei sopravvissuti alle bombe di Hiroshima e Nagasaki, i veri esperti delle conseguenze delle armi nucleari, che hanno vissuto in prima persona terribili sofferenze.<br />Subito dopo, si entra nell’atmosfera della memoria, un viaggio nel tempo che ripercorre le tappe storiche prima e dopo lo scoppio delle bombe atomiche sulle due città giapponesi. In questa sezione, grazie alla realtà virtuale, i visitatori possono rivivere in prima persona l’orrore di quei bombardamenti e comprendere l’impatto devastante delle armi nucleari sul genere umano e sul pianeta. La narrazione è accompagnata dalla voce intensa di Carmen Consoli.<br />Il percorso prosegue nella Libreria delle Voci, dove si affrontano temi cruciali come la follia della deterrenza nucleare, il concetto di sicurezza, l’enorme quantità di risorse economiche destinate agli armamenti e il legame tra disarmo e Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU.<br />Arrivando al Tavolo delle Genti, l’attenzione si sposta sulla responsabilità di ciascuno di noi nel costruire un mondo libero da armi nucleari. Questo spazio interattivo permette sia agli studenti sia ai visitatori di approfondire i temi trattati attraverso un confronto diretto e dei laboratori.<br />Infine, il percorso si conclude con il Tunnel dell’Intenzione, un passaggio simbolico in cui ogni visitatore può lasciare un messaggio, un impegno o una promessa verso un futuro senza armi nucleari.</p>
</div>
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		<title>Un docufilm sulla tragedia di Hiroshima</title>
		<link>https://ottopermille.sgi-italia.org/news/un-docufilm-sulla-tragedia-di-hiroshima/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[INC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Aug 2025 09:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo intervistato Giuseppe Carrieri, docente all’Università IULM, per il progetto “Libro delle ombre: Docufilm” sostenuto con i fondi 8&#215;1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. Grazie al progetto, studentesse e studenti del corso di Laurea magistrale in Televisione, Cinema e New Media dell’Università IULM di Milano, realizzano un docufilm per riflettere sulla tragedia dell&#8217;esplosione atomica su [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p></p>
<header class="news-header">
<div class="text-intro"><header class="news-header">
<div class="text-intro">
<h2>Abbiamo intervistato Giuseppe Carrieri, docente all’Università IULM, per il progetto “Libro delle ombre: Docufilm” sostenuto con i fondi 8&#215;1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. Grazie al progetto, studentesse e studenti del corso di Laurea magistrale in Televisione, Cinema e New Media dell’Università IULM di Milano, realizzano un docufilm per riflettere sulla tragedia dell&#8217;esplosione atomica su Hiroshima con l&#8217;obiettivo di mantenere viva la memoria.</h2>
</div>
</header>
<div class="page-content">
<h4><strong>Come nasce questo progetto e in che modo vengono coinvolti gli studenti e le studentesse del corso di Regia Cinematografica dello IULM?</strong></h4>
<p>Sono un docente a contratto all’Università IULM e il mio corso si chiama Laboratorio avanzato di regia cinematografica che ha come fine quello di realizzare un’esperienza cinematografica attraverso la conoscenza visiva e l’esplorazione. Dunque, il cinema attraverso un apprendimento sul campo, un apprendimento nel mondo.<br />L’anno scorso ai miei ex studenti e studentesse, ho proposto un viaggio a Hiroshima per raccogliere le testimonianze dei sopravvissuti, in occasione dell’anniversario dello scoppio delle bombe atomiche.<br />Abbiamo fatto una selezione per il viaggio in Giappone e la realizzazione del progetto sono stati scelti i due studenti, ora laureati, Kevin Greguoldo e Ginevra Solaroli.<br />In quel momento si è manifestata l’opportunità di lavorare con il sostegno dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai che si è mostrato da subito interessato al progetto sia dal punto di vista educativo sia al lavoro di produzione artistica.<br />Il progetto “Il libro delle ombre” include la produzione e diffusione di un docufilm sulla tragedia dei bombardamenti atomici, sulla memoria e sulla pace, sostenuto da una approfondita ricerca storico-testimoniale.<br />La realizzazione del docufilm è avvenuta a febbraio ed ha ottenuto il patrocinio della Hiroshima Film Commission, un’istituzione che abbraccia le stesse cause che sono alla base del progetto.<br />Il film parte dalla suggestione di un’ombra, l’ombra dell’ignoto: sulle gradinate della Sumitomo Bank, si vede una figura colta dalla vampata deflagrante che è diventata cenere.<br />Quest’ombra è una metafora di tante ombre che ci circondano nell’attualità bellica, di politici che giocano con le vite delle persone e usano la bomba atomica come una specie di monito, non sapendo quali sono veramente le conseguenze di una bomba atomica.<br />Il bello di questa produzione è che sono gli ex studenti che hanno realizzato tutto!<br />Maria Matilde Fondi alle animazioni, Elisa Chiari al montaggio, alla post-produzione, Emanuele Stalla come direttore della fotografia, Edmondo Riccardo Annoni come compositore della musica originale, Alberto Di Leo nell’amministrazione produzione, ma anche la supervisione storica del professor Massimo Di Giuseppe che ha sostenuto fortemente la realizzazione di questo docufilm.</p>
<h4><strong>L’idea del docufilm è quella di partire dalle testimonianze dei sopravvissuti alla tragedia di Hiroshima e Nagasaki per giungere alla prospettiva di una futura pacificazione. In che modo gli studenti e le studentesse coinvolti nel progetto hanno presentato e ideato questa possibile futura pacificazione?</strong></h4>
<p>Abbiamo studiato a scuola lo scoppio delle due bombe atomiche, ma pensate per un attimo cosa significa uscire dal libro di storia ed entrare nelle case delle persone che sono ancora in vita e che sono state vittime della bomba atomica. Quindi alla parola pacificazione io credo che si possa rispondere in un solo modo: attraverso l’incontro. Perché questo film se è stato e spero lo sia per loro, un ricordo memorabile, nasce dal fatto che l’incontro è l’unico modo di esprimere la pace. Con studenti e studentesse siamo entrati nelle case dei sopravvissuti a Hiroshima, e ci siamo immersi nella loro cultura, e questo vale molto di più di quattromila pagine di storia, dato che tra meno di dieci anni queste persone non ci saranno più per ragioni naturali.<br />L’arte cinematografica è un’arte di educazione allo sguardo. Saper guardare è un atto di civiltà.<br />Spero vivamente che nella mia classe di regia avanzata tutte le persone possano sviluppare la capacità di saper guardare. La xenofobia o tutte le manifestazioni di disprezzo verso l’altro, che cosa sono in fondo se non uno sguardo errato? Io credo che l’arte cinematografica debba assumere su di sé la possibilità di farsi portavoce di una sorta di nuova disciplina dello sguardo in grado di riconoscere meglio l’altro, l’altra e contribuire così a realizzare la pace nel mondo.</p>
<h4><strong>C’è un’esperienza personale a riguardo?</strong></h4>
<p>Nell’arco di undici anni, ho viaggiato in più di cento paesi, la mia esperienza è quella di un fortunato esploratore che è stato invitato nei luoghi più impensabili, nelle case delle persone.<br />Ho viaggiato in Afghanistan quando il Mullah Omar è stato ucciso nel 2015, ho viaggiato in Libia, al confine col Mali ai tempi di Al Qaeda, sono stato in territori come la Repubblica Centrafricana pochi giorni prima della visita di Papa Francesco. Sono tutti luoghi che non dimentico e non dimenticherò mai. Lì ho capito come tutto sia molto più semplice, cioè approcciandoci con il giusto sguardo ho sempre avuto la fortuna di essere accolto. Sono stato cauto e sicuramente fortunato. Ciò che ho imparato è che se ci guardiamo negli occhi, indipendentemente dal luogo in cui ci troviamo, è possibile riconoscersi come esseri umani. Quindi riguardo alla mia personale esperienza io la associo alla necessità culturale, esplorativa del viaggio come grande ricerca.</p>
<h4><strong>Perché secondo voi è importante e come possiamo preservare la memoria e renderla uno strumento centrale per evitare che le tragedie del passato si ripetano?</strong></h4>
<p>È fondamentale porre l’attenzione su un elemento come quello della bomba atomica o di un conflitto da cui non si ritorna indietro. L’educazione di chi si affaccia al mondo senza una presa di coscienza sia molto a repentaglio perché poi si vuole la guerra per cose banali… Anche rispetto ai programmi educativi parliamo spesso degli Assiri e dei Babilonesi, ma i bambini a volte si sentono sconnessi da questi temi perché non c’è una connessione all’attualità. Lo scopo del docufilm è anche questo e sarebbe bello portarli invece a vedere un film su Hiroshima…<br />Sarà trasmesso il 6 agosto in seconda serata su Tv2000 alle 22.55 e la speranza è di fare delle proiezioni a Milano, a Roma, ovunque.<br />Riguardo al docufilm “Libro delle ombre”, la lotta al disarmo nucleare è uno dei cardini della Soka Gakkai e io credo di aver abbracciato lo spirito dell’organizzazione più di quanto non credessi. Ho ricevuto anche dei feedback da persone che hanno visto in anteprima il docufilm e mi sono commosso perché ho sentito che è arrivato, il film raggiunge i cuori delle persone. Sono felice perché per me comunicare significa arrivare al cuore degli altri, delle altre.</p>
<p><iframe title="Trailer &quot;Libro delle ombre&quot; – Docufilm realizzato da Natia srls con i fondi 8x1000 della Soka Gakkai" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/RPWWGawNUYw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
</div>
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<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org/news/un-docufilm-sulla-tragedia-di-hiroshima/">Un docufilm sulla tragedia di Hiroshima</a> proviene da <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org">8x1000 Soka Gakkai</a>.</p>
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		<title>Medicina di eccellenza in Africa</title>
		<link>https://ottopermille.sgi-italia.org/news/medicina-di-eccellenza-in-africa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[INC]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jul 2025 09:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo intervistato Roberto Crestan, direttore area ANME (Rete di Centri medici di eccellenza in Africa) di EMERGENCY e Gina Portella, direttrice del MCU (Coordinamento delle unità mediche) di EMERGENCY, per il progetto “Medicina di eccellenza in Africa”, finanziato con i fondi 8&#215;1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. Il progetto mira ad affrontare la grave mancanza [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org/news/medicina-di-eccellenza-in-africa/">Medicina di eccellenza in Africa</a> proviene da <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org">8x1000 Soka Gakkai</a>.</p>
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<p></p>
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<div class="text-intro">
<h2>Abbiamo intervistato Roberto Crestan, direttore area ANME (Rete di Centri medici di eccellenza in Africa) di EMERGENCY e Gina Portella, direttrice del MCU (Coordinamento delle unità mediche) di EMERGENCY, per il progetto “Medicina di eccellenza in Africa”, finanziato con i fondi 8&#215;1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. Il progetto mira ad affrontare la grave mancanza di accesso a cure chirurgiche specialistiche in Africa, creando dei poli chirurgici di eccellenza in Africa, in cui offrire cure specifiche che mancano in questi Paesi per garantire l’accesso al maggior numero possibile di persone di un’assistenza sanitaria gratuita ed equa.</h2>
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<h4><strong>In cosa consiste il progetto “Medicina di eccellenza in Africa”?</strong></h4>
<p>Risponde <strong>Roberto Crestan</strong>, direttore area ANME di EMERGENCY</p>
<p>Il progetto Medicina di eccellenza in Africa è un programma che mira a rispondere ai bisogni di carattere chirurgico-ospedaliero dei Paesi africani in un’ottica di rispetto dei diritti umani e di diritto alla cura.<br />Ad oggi i Paesi che hanno aderito al programma sono quindici, e siamo riusciti ad aprire due Centri di eccellenza: il Centro<em> Salam</em> di cardiochirurgia in Sudan nel 2007, e il Centro chirurgico pediatrico in Uganda nel 2021.<br />L’idea alla base del progetto è di creare una rete tra i Paesi africani aderenti al programma e i Centri di eccellenza tramite un Programma Regionale capace sia di trasferire i pazienti da un Paese all’altro, per essere operati presso i nostri ospedali, sia di seguire gli stessi pazienti nel percorso di cura dopo la dimissione quando rientreranno a casa.<br />Questo approccio ha riscosso un interesse enorme da parte dei Paesi africani, in particolare hanno visto in questo sistema unico ospedaliero, il percorso necessario per raggiungere l’eccellenza medica.<br />Negli incontri che abbiamo avuto con questi Paesi, sono stati proprio loro a dirci che questo è ciò che mancava in Africa.<br />Il modello si basa su tre princìpi: <em>equality </em>(uguaglianza),<em> quality</em> (qualità) e <em>social responsibility</em> (responsabilità sociale).<br />L’uguaglianza prevede la gratuità come condizione essenziale per poter dare l’accesso alle cure, solo attraverso la gratuità si riescono a raggiungere tutti i pazienti.<br />La qualità deve essere disegnata sulle esigenze del paziente e non sulle logiche di un’industria che mira a fornire una tecnologia sempre più elevata e non implementabile in contesti a basse risorse.<br />La responsabilità sociale viene rimessa ai governi che scelgono di mettere tra le proprie priorità l’accesso alle cure dei pazienti.</p>
<h4><strong>Come si sviluppa la rete regionale di EMERGENCY nelle zone del programma? In che modo collaborate con le autorità locali per garantire la sostenibilità nel futuro del progetto?</strong></h4>
<p>La rete si sviluppa grazie all’accordo con i quindici Paesi che aderiscono al programma e che facilitano il movimento dei pazienti affinché possano raggiungere i due Centri.<br />Sudan e Uganda, dove sorgono i nostri Centri di eccellenza, hanno garantito la gratuità dei visti d’ingresso da altri Paesi, anche da quelli con cui non hanno ottime relazioni diplomatiche.<br />Tutti si prendono l’impegno di garantire una libera circolazione dei pazienti.<br />La rete si basa inoltre sulla collaborazione e sul dialogo, EMERGENCY si è seduta al tavolo con ogni Paese firmatario dell’accordo e ognuno di essi ha espresso la richiesta di specializzazione chirurgica più necessaria per il proprio Paese. È stato così che dopo il Centro <em>Salam </em>di cardiochirurgia in Sudan, l’Uganda ci ha proposto di lavorare alla costruzione di un Centro di chirurgia pediatrica. Abbiamo accolto la proposta e siamo partiti disegnando il progetto insieme a loro.<br />Ideare i progetti insieme è una condizione essenziale perché non possiamo sapere da soli qual è la specialità medica più urgente per il Paese a cui sopperire, senza che sia esso stesso ad indicarcela.<br />Durante un incontro avvenuto in Uganda a maggio 2022, a cui erano presenti dodici Ministri della Sanità dei Paesi aderenti, ricordo che il ministro ugandese alzandosi e rivolgendosi ai presenti disse: «Abbiamo di fronte un’organizzazione che è riuscita a fare una cosa che noi stiamo provando a fare da trent’anni nel nostro Paese. Dobbiamo credere in loro».<br />Per far funzionare un ospedale di chirurgia di eccellenza è necessario il coinvolgimento non solo del Ministero della Sanità, ma di tutti quei Ministeri che hanno un impatto sulla funzionalità e operatività della struttura come il Ministero degli Interni per ciò che concerne la sicurezza, il Ministero della Finanza per l’esenzione sull’importazione di merci, il Ministero degli Affari Esteri per la libera circolazione di persone e di merci.<br />Il contributo dei fondi 8×1000 della Soka Gakkai è molto importante perché sostiene un progetto che rappresenta una grande sfida ovvero quello di portare una chirurgia specialistica e di qualità in Paesi a bassissime risorse che difficilmente potrebbero permetterselo.<br />Abbiamo ricevuto un enorme supporto da parte dei Paesi africani perché hanno capito l’importanza di questo modello e ci stanno aiutando a portarlo all’attenzione delle organizzazioni internazionali e di altri donatori. Siamo felici che la Soka Gakkai abbia compreso il valore di questo progetto.</p>
<h4><strong>Quali sono le principali attività formative medico-chirurgiche svolte nei Centri di eccellenza di EMERGENCY?</strong></h4>
<p>Risponde <strong>Gina Portella</strong>, direttrice dell’unità medica (MCU) di EMERGENCY</p>
<p>I Centri di eccellenza di EMERGENCY hanno una doppia funzione: quella di curare pazienti e di formare il personale locale perché il Paese diventi indipendente nel tempo.<br />Nei nostri Centri, infatti, il personale sanitario locale che formiamo ha la possibilità di assistere ad una modalità di cura altamente professionale e questo è già il primo elemento della formazione.<br />I nostri professionisti affiancano totalmente lo staff locale che vive e lavora nel Paese: infermieri, medici alle prime armi o che stanno già seguendo un percorso di specializzazione più avanzata.<br />Il nostro obiettivo è che questi professionisti così formati possano garantire la continuità di quel livello di attenzione e di cura verso il paziente.<br />Le cure che offriamo sono per patologie complesse: ad oggi abbiamo un centro di cardiochirurgia e uno per la cura chirurgica delle patologie congenite dei bambini.<br />Queste cure nei loro paesi spesso non esistono, perché richiedono una specializzazione più avanzata e non sono assolutamente gratuite.</p>
<h4><strong>Quali sono le principali sfide che state affrontando nel contesto di questo progetto?</strong></h4>
<p>Le sfide sono tante. Nell’Africa Subsahariana è stato identificato il bisogno di cardiochirurgia per rispondere a una patologia che qui da noi è stata debellata, la malattia reumatica. Il nostro Centro in Sudan, ad oggi, ha garantito interventi chirurgici a cuore aperto a più di diecimila persone.<br />In questi Paesi tale patologia è endemica, ne hanno bisogno pazienti molto giovani che a causa di un’infezione sviluppano una reazione a livello cardiologico e devono sottoporsi a un intervento chirurgico che richiede il posizionamento di valvole meccaniche. Inoltre, i pazienti devono poter accedere a esami che permettono loro di far continuare a funzionare bene il cuore. La sfida è di poter continuare a seguire i pazienti per tutto il corso della loro vita.<br />Noi riusciamo a seguirli per più del 90% dei casi quindi, in qualche modo, la sfida medica è stata vinta!<br />In questo momento c’è una guerra in Sudan, scoppiata nell’aprile del 2023, e l’ospedale si è trovato al centro delle aree occupate dalle forze contrapposte al governo.<br />È diventato un ospedale di “cardiochirurgia di guerra”, gli approvvigionamenti non sono facili, non si riescono a mobilitare i professionisti che garantiscono le cure mediche. Alcuni professionisti sudanesi sono scappati insieme alle loro famiglie perché il Paese è invivibile. Purtroppo, la guerra ha messo a dura prova la nostra capacità di cura.<br />Quella che era una sfida già in tempi normali per quel contesto, ora si è trasformata veramente in una battaglia.<br />La parola “resilienza” che spesso viene applicata a queste situazioni non rende a sufficienza, si è creata più che altro una resistenza da parte di EMERGENCY, da parte dei pazienti, da parte del personale nel cercare di non perdere i pazienti e garantirgli comunque delle cure, oltre quello che stava succedendo fuori.<br />Il Centro di cardiochirurgia <em>Salam </em>che in arabo vuol dire “pace” negli anni ha curato pazienti provenienti da trenta paesi, oggi alcuni di essi non possono più rientrare in Sudan per i controlli periodici e noi li stiamo seguendo da lontano, nonostante sia un grosso sforzo sul piano logistico, economico e anche emotivo.</p>
<h4><strong>C’è un’esperienza particolarmente significativa di pazienti che beneficiano di questo progetto?</strong></h4>
<p>Recentemente ho incontrato una giovanissima sierraleonese che è stata curata al Centro <em>Salam</em> in Sudan e che ha potuto continuare a seguire la terapia anticoagulante per la sua valvola meccanica nel nostro ospedale in Sierra Leone.<br />Con lei abbiamo iniziato un dialogo per consigliarle di avere un controllo su una possibile maternità, perché il rischio di portare avanti una gravidanza nel suo Paese è alto e non è consigliabile con terapia anticoagulante, per giunta con un intervento cardiaco come quello che lei ha sostenuto.<br />Ero un po’ preoccupata per la delicatezza dell’argomento, ma a un certo punto lei mi ha detto: “Grazie a questo intervento adesso sto meglio e ho deciso di adottare una bambina”. Mi sono commossa profondamente.<br />Questi episodi ripagano gli sforzi delle sfide che portiamo avanti e ci fanno rendere conto dell’importanza del nostro lavoro.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org/news/medicina-di-eccellenza-in-africa/">Medicina di eccellenza in Africa</a> proviene da <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org">8x1000 Soka Gakkai</a>.</p>
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		<title>Corridoi umanitari, la Soka Gakkai italiana al fianco dei rifugiati con i fondi 8×1000</title>
		<link>https://ottopermille.sgi-italia.org/news/corridoi-umanitari-la-soka-gakkai-italiana-al-fianco-dei-rifugiati-con-i-fondi-8x1000/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[INC]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jun 2025 09:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mercoledì 25 giugno 71 persone rifugiate sono arrivate all&#8217;Aeroporto Internazionale Leonardo Da Vinci di Fiumicino grazie a un corridoio umanitario. 11 di queste verranno accolte da Arci grazie al progetto &#8220;Circoli Rifugio &#8211; Più corridoi per la libertà&#8221;, sostenuto con i fondi 8&#215;1000 della Soka Gakkai Italiana. Mercoledì 25 giugno, 71 persone rifugiate sono arrivate  all’Aeroporto Internazionale Leonardo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org/news/corridoi-umanitari-la-soka-gakkai-italiana-al-fianco-dei-rifugiati-con-i-fondi-8x1000/">Corridoi umanitari, la Soka Gakkai italiana al fianco dei rifugiati con i fondi 8×1000</a> proviene da <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org">8x1000 Soka Gakkai</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2>Mercoledì 25 giugno 71 persone rifugiate sono arrivate all&#8217;Aeroporto Internazionale Leonardo Da Vinci di Fiumicino grazie a un corridoio umanitario. 11 di queste verranno accolte da Arci grazie al progetto &#8220;Circoli Rifugio &#8211; Più corridoi per la libertà&#8221;, sostenuto con i fondi 8&#215;1000 della Soka Gakkai Italiana.</h2>
<p>Mercoledì 25 giugno, <strong>71 persone</strong> <strong>rifugiate </strong>sono arrivate  all’Aeroporto Internazionale Leonardo da Vinci di Fiumicino, con un volo organizzato da UNHCR – Agenzia Onu per i Rifugiati – proveniente dalla Libia. Il loro ingresso in Italia è stato reso possibile grazie al protocollo sui corridoi umanitari tra ministero dell’Interno e ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale sottoscritto due anni fa da Unhcr, Arci, Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche, Caritas e Chiesa Valdese con l’obiettivo di accogliere In Italia <strong>1500 persone</strong> rifugiate nell’arco di tre anni. I corridoi umanitari sono un canale sicuro e legale per tutte le persone costrette a migrare a causa di guerre, conflitti, persecuzioni, violazioni dei diritti umani, povertà, disastri naturali e che cercano di raggiungere l’Europa in modo sicuro.</p>
<p>L’arrivo di mercoledì 25 giugno a Roma include il gruppo di persone che verrà preso in carico dall’Arci nella propria rete di <strong>Circoli Rifugio</strong>, <strong>più di 20 circoli diffusi in 13 regioni.</strong></p>
<p>Il progetto “<strong>Circoli Rifugio – Più corridoi per la libertà</strong>“, realizzato da Arci Nazionale grazie ai<strong> fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai</strong>, ha implementato <strong>oltre</strong> <strong>10 corridoi umanitari</strong> dal Pakistan – per cittadine e cittadini afghani – e dalla Libia, consentendo a <strong>297 persone </strong>di raggiungere l’Italia negli ultimi due anni ed essere accolte dalla rete dei circoli ARCI. Obiettivo del progetto è garantire un’accoglienza diffusa e dignitosa basata sul <strong>coinvolgimento attivo dei territori</strong> e delle comunità locali al fine di <strong>sostenere percorsi di inclusione personalizzati, </strong>attraverso l’offerta di corsi di lingua, orientamento legale, inserimento scolastico per i minori,  formazione professionale e accompagnamento al lavoro. Tutto ciò nell’ottica di accompagnare le persone nel recupero di una propria vita libera, sicura e autonoma nei paesi di accoglienza.</p>
<p>Attraverso i corridoi umanitari, per ora limitati nei numeri, è possibile sostenere e accompagnare le persone che sono costrette alla fuga per proteggere la propria vita, offrendo loro speranza per il futuro e contrastando allo stesso tempo il fenomeno della tratta di esseri umani.</p>
<p>Nel pomeriggio del 25 giugno si è svolta una conferenza stampa in cui sono intervenuti Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, Walter Massa, presidente di Arci Nazionale e Filippo Ungaro, portavoce di UNHCR Italia. Massa, a nome di tutti i Circoli Rifugio, si è dichiarato orgoglioso di ospitare le persone rifugiate e dare loro la possibilità di costruire una nuova vita lontano dalle guerre e dalle discriminazioni, sottolineando come l’impegno di Arci rimanga quello di battersi per un mondo libero dalle frontiere e in cui le persone possano muoversi liberamente  e costruirsi una nuova vita. Ungaro ha fatto notare che il numero delle persone rifugiate nel mondo è raddoppiato negli ultimi dieci anni raggiungendo la cifra preoccupante di 122 milioni, a fronte invece dei tagli che i governi hanno operato in questi anni a discapito delle  organizzazioni che si impegnano per garantire i diritti delle persone costrette a lasciare il proprio paese. “In quest’ottica – ha affermato- i corridoi umanitari rappresentano un’ancora di salvezza per tutte queste persone.” Anche Impagliazzo ha voluto sottolineare come i corridoi siano una risposta forte al male delle guerre nel mondo che causano numerose sofferenze, tra cui quella di dover lasciare la propria casa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org/news/corridoi-umanitari-la-soka-gakkai-italiana-al-fianco-dei-rifugiati-con-i-fondi-8x1000/">Corridoi umanitari, la Soka Gakkai italiana al fianco dei rifugiati con i fondi 8×1000</a> proviene da <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org">8x1000 Soka Gakkai</a>.</p>
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		<title>La Soka Gakkai italiana partecipa a un evento promosso da Refugees Welcome insieme a UNHCR</title>
		<link>https://ottopermille.sgi-italia.org/news/la-soka-gakkai-italiana-partecipa-a-un-evento-promosso-da-refugees-welcome-insieme-a-unhcr/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[INC]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jun 2025 09:00:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’evento organizzato venerdì 20 giugno negli spazi del Monk a Roma, in occasione della Giornata mondiale del Rifugiato, ha rappresentato un momento di condivisione e partecipazione attiva di attiviste e attivisti, persone rifugiate, cittadine/i e rappresentanti delle reti territoriali. La serata, promossa da Refugees Welcome Italia insieme a UNHCR Italia, nell’ambito del progetto Community Matching – sostenuto con i fondi dell’8×1000 [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org/news/la-soka-gakkai-italiana-partecipa-a-un-evento-promosso-da-refugees-welcome-insieme-a-unhcr/">La Soka Gakkai italiana partecipa a un evento promosso da Refugees Welcome insieme a UNHCR</a> proviene da <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org">8x1000 Soka Gakkai</a>.</p>
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<header class="news-header">
<div class="text-intro">
<p>L’evento organizzato venerdì 20 giugno negli spazi del Monk a Roma, in occasione della Giornata mondiale del Rifugiato, ha rappresentato un momento di condivisione e partecipazione attiva di attiviste e attivisti, persone rifugiate, cittadine/i e rappresentanti delle reti territoriali.<br /><br />La serata, promossa da <strong>Refugees Welcome Italia </strong>insieme a <strong>UNHCR Italia</strong>, nell’ambito del progetto <strong><em><a href="https://ottopermille.sokagakkai.it/progetto/community-matching-e-cliniche-legali-per-lapolidia/">Community Matching</a></em> </strong>–<strong> </strong>sostenuto con i fondi dell’8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai – ha visto una grande partecipazione e ha messo in evidenza quanto le relazioni quotidiane siano fondamentali per costruire una società più aperta e inclusiva.</p>
<p>L’evento si è aperto con il talk “Community Matching: storie e riflessioni”, moderato da <strong>Lucia Ciravolo</strong> di Refugees Welcome, che ha guidato un confronto ricco di contenuti con alcuni protagonisti del progetto <em>Community Matching</em>.</p>
<p><strong>Jasmine Mittendorf</strong> (UNHCR Italia) ha ricordato che oggi, mentre le crisi globali legate ai rifugiati aumentano, è sempre più urgente fare di più, anche se le risorse a disposizione sono in calo. Molti programmi sono costretti a ridurre o sospendere le attività, con il rischio di generare ancora più instabilità. Secondo Mittendorf, pensare solo a proteggere l’economia e i confini è una visione limitata: non garantisce benessere né sicurezza, e può peggiorare le crisi invece di risolverle.<br />Ha poi sottolineato il valore del progetto <em>Community Matching</em>, che mette al centro le reti di solidarietà e dimostra come l’integrazione passi dal riconoscersi come persone e dal prendersi cura gli uni degli altri.</p>
<p><strong>Daniela Di Capua</strong>, responsabile dell’Ufficio 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, ha spiegato le motivazioni alla base del sostegno al progetto, legate alla costruzione di una <strong>cultura della pace e dell’interdipendenza</strong>. Ha sottolineato come, attraverso il progetto <em>Community Matching</em>, si favorisca l’incontro tra persone su un piano di parità, senza etichette, promuovendo relazioni fondate sulla reciprocità. Secondo Di Capua, il cambiamento autentico parte dal basso e dal coinvolgimento diretto di ciascuna e ciascuno: solo attraverso la trasformazione personale e quotidiana è possibile costruire comunità realmente inclusive, per quanto possa essere lento e complesso.<br /><br />A seguire, sono intervenuti alcuni rappresentanti delle reti di associazioni che collaborano con il progetto <em>Community Matching</em>, offrendo supporto in ambito abitativo, lavorativo, legale e sociale.<br />Alessandra Massaro (Spazio Comune), Matteo Archilletti (Percorsi di cittadinanza), Federico Feliciani (Spes contra Spem), Andrea Giacomo Minichini, Majo Orellana Guevara e Dafne Alastra, attivi nella rete di Refugees Welcome Italia. Le loro testimonianze hanno restituito con concretezza le sfide e le opportunità dell’accoglienza diffusa.<br />Uno spazio è stato dedicato anche all’advocacy, con l’intervento di Giovanna Cavallo (Forum per cambiare l’ordine delle cose e Legal Aid), che ha ribadito l’importanza di politiche strutturali capaci di garantire diritti e dignità a chi cerca protezione.</p>
<p>Dal confronto è emerso un messaggio chiaro: nessuno si integra da solo. L’inclusione non è un atto individuale, ma un processo collettivo, basato sulla responsabilità condivisa e sulla costruzione di legami autentici. Ogni gesto di accoglienza rappresenta un passo verso una società più equa e coesa.</p>
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		<title>20 giugno: Giornata mondiale del rifugiato</title>
		<link>https://ottopermille.sgi-italia.org/news/20-giugno-giornata-mondiale-del-rifugiato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[INC]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jun 2025 09:00:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, l&#8217;Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai racconta il suo impegno a favore delle persone in fuga. Dal &#8220;Community Matching” di UNHCR Italia, Refugees Welcome e Ciac Onlus ai “Circoli Rifugio &#8211; Più corridoi per la libertà” di Arci, fino all&#8217;educazione ai diritti umani e all’inclusione con &#8220;Protect people not [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org/news/20-giugno-giornata-mondiale-del-rifugiato/">20 giugno: Giornata mondiale del rifugiato</a> proviene da <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org">8x1000 Soka Gakkai</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
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<h2>In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, l&#8217;Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai racconta il suo impegno a favore delle persone in fuga. Dal &#8220;Community Matching” di UNHCR Italia, Refugees Welcome e Ciac Onlus ai “Circoli Rifugio &#8211; Più corridoi per la libertà” di Arci, fino all&#8217;educazione ai diritti umani e all’inclusione con &#8220;Protect people not borders&#8221; di Comitato 3 ottobre: grazie ai fondi 8&#215;1000 è stato possibile promuovere diverse iniziative per tutelare i diritti dei rifugiati e stimolare un cambiamento positivo</h2>
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<p><em>“Sono un essere umano, nulla di ciò che è umano mi è estraneo” </em>recitava uno dei personaggi di una commedia di Terenzio, celebre commediografo dell’Antica Roma. Una frase che è diventata un manifesto di umanità, all’insegna dell’uguaglianza, valore universale delle persone. Eppure, nel mondo, ogni due secondi una persona è costretta a fuggire<strong> </strong>a causa di conflitti, violenze, disastri naturali e persecuzioni. Sono oltre 120 milioni le persone costrette alla fuga, di queste, quasi 26 milioni sono minorenni.<sup>1</sup></p>
<p>Dati allarmanti che denunciano un contesto di crisi non più rimandabile e che vestono antichi detti di una rinnovata consapevolezza. In occasione della <strong>Giornata Mondiale del Rifugiato (20 giugno), </strong>l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai<strong> </strong>racconta l’importanza di costruire ponti di solidarietà e speranza, una volontà che riflette i principi buddisti di disarmo interiore e rispetto per la dignità della vita. Dalla volontà ai fatti: grazie ai fondi 8×1000 della Soka Gakkai italiana, sono state coinvolte 40 organizzazioni e realtà associative in 183 città in Italia e all’estero per un totale di 5.3 milioni di euro investiti in progetti a tutela delle persone rifugiate.<sup>2</sup> Uno strumento, quello dell’8×1000, con cui accompagnare un cambiamento positivo e coltivare un futuro inclusivo, solidale ed equo.</p>
<p>«La dignità della vita non conosce confini né nazionalità. In questa Giornata Mondiale del Rifugiato, celebriamo il coraggio della rinascita e l’importanza della comunità: ogni persona in fuga porta con sé un bagaglio culturale inestimabile e la nostra ambizione è quella di offrire opportunità concrete di autonomia e integrazione alle persone costrette a fuggire per trovare un rifugio sicuro – spiega <strong>Anna Conti</strong>, vicepresidente dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. – Proteggere i diritti universali, infatti, significa proteggere ogni singolo individuo e coltivare, insieme, un futuro di pace e giustizia per tutti. Per questo, in linea con i princìpi buddisti, abbiamo da sempre preso un impegno nella promozione e tutela dei diritti umani. I diritti umani e l’educazione sono al cuore della nostra azione: con 80 progetti avviati e oltre 245.000 persone raggiunte, sono i nostri ambiti di intervento più rilevanti. E solo con le nostre iniziative a tutela delle persone rifugiate abbiamo raggiunto circa 14.000 persone».</p>
<p>Dal<strong> “Community Matching” </strong>di UNHCR Italia, Refugees Welcome e Ciac Onlus<strong>, </strong>che crea ponti relazionali tra rifugiati e comunità locali, ai “<strong>Circoli Rifugio – Più corridoi per la libertà” </strong>di Arci per garantire corridoi umanitari sicuri, fino a <strong>“Protect people not borders” </strong>di Comitato 3 ottobre per educare le nuove generazioni alla cultura dell’inclusione: diversi i progetti di ampia portata che testimoniano l’impatto dell’8×1000 della Soka Gakkai Italiana per una società in cui tutti possano costruire il proprio futuro.</p>
<h4><strong>Rifugiati e volontari insieme per un nuovo modello di inclusione: ecco il “Community matching” di UNHCR,  Refugees Welcome e Ciac Onlus</strong></h4>
<p>Il progetto <strong>Community Matching, </strong>realizzato da <strong>UNHCR Italia </strong>in partenariato con <strong>Refugees Welcome Italia </strong>e <strong>Ciac Onlus, </strong>rappresenta un modello innovativo di integrazione che abbina persone rifugiate a volontari locali attraverso relazioni strutturate di sostegno reciproco. Il programma, realizzato grazie ai fondi dell’8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, ha coinvolto numerose città dello Stivale all’insegna dell’inclusione: Torino, Milano, Padova, Parma, Ravenna, Bergamo, Bologna, Roma, Napoli, Bari e Palermo.</p>
<p>Una collaborazione transregionale che ha permesso di facilitare l’accesso ai servizi territoriali, alla casa, al lavoro e alla vita sociale delle comunità ospitanti e che ha coinvolto oltre 3.400 persone tra rifugiati, richiedenti asilo, apolidi e volontari, creando reti relazionali durature basate sulla fiducia e l’accompagnamento personalizzato.</p>
<p>Il progetto si articola, dunque, attraverso due azioni complementari: il “community matching” che abbina cittadini volontari (<em>buddy </em>volontario) a persone titolate di protezione e richiedenti asilo (<em>buddy </em>rifugiato) con l’obiettivo di creare un percorso di integrazione virtuoso. Quello che nasce è, quindi, un <em>matching </em>tra comunità di grande valore, una sinergia che incarna anche <strong>“Community as a Superpower”, </strong>il tema ufficiale della Giornata Mondiale del Rifugiato 2025. A questa attività sono affiancate le cliniche legali per l’apolidia, novità del progetto 2025. Le cliniche offrono assistenza legale specializzata a persone apolidi in collaborazione con università italiane.</p>
<p>«In un mondo con oltre 120 milioni di persone sfollate, l’Italia, come sistema paese, dimostra che l’accoglienza va oltre l’assistenza, e questo significa comprendere la persona che hai di fronte» racconta <strong>Chiara Cardoletti</strong>, <strong>Rappresentante</strong> <strong>UNHCR per l’Italia, la Santa Sede e San Marino</strong>. «Grazie ai fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, abbiamo creato un modello rivoluzionario che abbina rifugiati e volontari locali in relazioni strutturate di sostegno reciproco. “Community matching” ha già trasformato la vita di oltre 3.400 persone tra rifugiati, richiedenti asilo, apolidi e volontari, facilitando l’accesso a servizi, casa, lavoro e integrazione sociale. Non offriamo solo aiuto materiale, ma costruiamo ponti di comprensione che rendono meno soli i giovani rifugiati, e responsabilizzano i giovani italiani ed europei come parte della soluzione».</p>
<h4><strong>I corridoi della libertà di Arci Nazionale: centinaia di persone oggi al sicuro in Italia</strong></h4>
<p>I <strong>“Circoli Rifugio- Più corridoi per la libertà” </strong>di ARCI promuovono corridoi umanitari sicuri e legali per persone rifugiate provenienti da contesti ad alto rischio come Libia, Pakistan, Iran e Afghanistan. Il progetto garantisce un’accoglienza diffusa e dignitosa attraverso il coinvolgimento attivo dei territori e delle famiglie accoglienti. Grazie ai fondi 8×1000 della Soka Gakkai Italiana, sono stati implementati 10 corridoi umanitari che hanno permesso a 286 persone di raggiungere l’Italia in sicurezza, più altre 120 previste per il 2025-2026. Il programma, sviluppato in 21 città italiane e 13 Regioni, include percorsi di inclusione con corsi di lingua, orientamento legale, formazione professionale e accompagnamento al lavoro.</p>
<p>In cosa consiste il progetto? Parola a <strong>Filippo Miraglia, responsabile immigrazione, Diritto d’Asilo e Lotta al Razzismo di Arci: </strong>«Dall’agosto 2021 abbiamo ricevuto moltissime richieste di aiuto, cui abbiamo cercato di rispondere con lo strumento dei Corridoi Umanitari, e grazie ai fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, abbiamo potuto dare ai nostri circoli maggiore certezza di risorse e stabilità. Il progetto ha salvato, infatti, persone da contesti ad alto rischio e prevede percorsi di inclusione multidimensionale con corsi di lingua, orientamento legale, formazione professionale e accompagnamento al lavoro. Un modo per permettere alle persone di riunirsi e raggiungere, attraverso il dialogo, una mediazione tra diversi punti di vista»<em> </em>conclude Miraglia<em>.</em></p>
<h4><strong>Protect people, not borders: Comitato 3 ottobre semina consapevolezza nelle nuove generazioni</strong></h4>
<p>Il progetto <strong>“Protect People, Not Borders”</strong>, realizzato dal Comitato 3 ottobre e sostenuto dai fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, semina consapevolezza nelle nuove generazioni attraverso un’iniziativa educativa transnazionale. Italia, Germania, Olanda, Francia, Regno Unito e Slovenia questi i Paesi coinvolti grazie alla rete educativa <strong>“Semi di Lampedusa” </strong>con cui sono state raggiunte oltre 3.200 persone tra studenti, docenti e persone con background migratorio, creando una rete internazionale di educazione ai diritti umani, alla solidarietà. e all’inclusione.</p>
<p>Il progetto si articola attraverso l’organizzazione della Giornata della Memoria e dell’Accoglienza a Lampedusa , attività laboratoriali nelle scuole con moduli formativi e testimonianze di sopravvissuti, ed eventi presso il Parlamento Europeo di Bruxelles per promuovere il riconoscimento dei diritti delle persone migranti. L’obiettivo del progetto è quello di educare ai diritti umani e alla solidarietà, favorendo nei giovani la comprensione delle esperienze di chi è costretto a migrare e rafforzando una rete educativa “universale” sui temi dei diritti umani, dell’inclusione, della memoria e dell’accoglienza.</p>
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		<title>La comunità in azione per il clima</title>
		<link>https://ottopermille.sgi-italia.org/news/la-comunita-in-azione-per-il-clima/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[INC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Jun 2025 09:00:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo intervistato Chiara Cecotti dell&#8217;Associazione Mani Tese e responsabile del progetto “Participation 4 Change: Persone al centro del cambiamento” finanziato con i fondi 8&#215;1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. Il progetto, realizzato attraverso un partenariato che comprende inoltre Deafal (Delegazione Europea per l’Agricoltura Familiare di Asia, Africa e America Latina ONG) e Siena Art Institute, [&#8230;]</p>
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<h2>Abbiamo intervistato Chiara Cecotti dell&#8217;Associazione Mani Tese e responsabile del progetto “Participation 4 Change: Persone al centro del cambiamento” finanziato con i fondi 8&#215;1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. Il progetto, realizzato attraverso un partenariato che comprende inoltre Deafal (Delegazione Europea per l’Agricoltura Familiare di Asia, Africa e America Latina ONG) e Siena Art Institute, promuove un insieme di azioni che, coinvolgendo le comunità delle province di Firenze e Siena con un focus sui giovani, diffondano comportamenti e forme di partecipazione attiva volte alla lotta ai cambiamenti climatici</h2>
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<h4><strong>In cosa consiste e quali sono gli obiettivi del progetto “Participation 4 Change”?</strong></h4>
<p>Il progetto ha come obiettivo quello di elaborare strategie di prevenzione e contrasto al cambiamento climatico nelle province di Firenze e Siena. Il titolo “Participation 4 Change” sintetizza i due aspetti più importanti che lo caratterizzano, la partecipazione e la possibilità che attraverso di essa si attivi un cambiamento.<br />La crisi climatica è universale e colpisce tutto il mondo e tutte le dimensioni della vita umana. Anche la Toscana è stata recentemente colpita da intensi eventi climatici. Questi eventi, come le alluvioni, impattano gravemente sulla vita delle persone, sul sistema urbano, sulle campagne, sui sistemi produttivi e non possono più essere considerati né come un’emergenza, né come qualcosa che si verifica ogni tanto a livello locale in territori predisposti.<br />Nello specifico le azioni del progetto saranno principalmente tre. La prima azione riguarda l’attivazione dei giovani attraverso dei laboratori di ricerca-azione, un’attività di formazione per docenti ed educatori e un campo estivo per giovani dai 16 ai 20 anni.<br />La seconda azione riguarda l’<em>empowerment</em> dei cittadini e comprende due attività: l’istituzione di due tavoli di progettazione partecipata sul clima e la realizzazione di <em>workshop</em> artistico-creativi legati al tema del contrasto al cambiamento climatico.<br />L’obiettivo finale del progetto è che le comunità territoriali possano loro stesse mettere in atto delle strategie di prevenzione e di contrasto alla crisi climatica, e realizzare un documento (Piano d’azione per il clima) con identificati gli impegni, le soluzioni locali e le buone pratiche di cittadinanza sostenibile.<br />Infine, saranno organizzati degli eventi dove verranno presentati i piani di azione del clima costruiti attraverso varie tappe di partecipazione della comunità. Sarà inoltre data diffusione dei risultati raggiunti con una campagna di comunicazione, nella speranza di generare un effetto moltiplicatore per altre comunità e territori.<br />Ci sentiamo fortunati perché le proposte sono tante e avere dei partner come l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai che le sostengono anche concretamente è fondamentale.</p>
<h4><strong>Come sono strutturati i laboratori di ricerca-azione per le scuole secondarie?</strong></h4>
<p>I laboratori di ricerca-azione seguono tre fasi. La prima fase è più cognitiva e riguarda l’approfondimento delle conoscenze sul tema del cambiamento climatico. La seconda fase coinvolge la dimensione socio-emotiva, quindi di sperimentazione. Un esempio è stata la visita presso un’azienda agricola in cui studenti e studentesse hanno incontrato esperti e hanno potuto vedere direttamente gli effetti del cambiamento climatico sul sistema agricolo.<br />L’ultima fase dei laboratori riguarda la sfera comportamentale, in modo da far nascere dall’esperienza vissuta la possibilità di essere attivi e protagonisti.<br />La ricerca-azione è una metodologia che rovescia gli impianti educativi, perché non cala le informazioni dall’alto ma insegna che dall’esperienza può derivare la conoscenza. Per fare un esempio concreto gli studenti e le studentesse che erano stati coinvolti nei laboratori a Siena successivamente hanno animato l’evento di lancio del progetto. Questa è la cosa migliore che possa succedere: le persone coinvolte nei laboratori alla fine si fanno carico degli obiettivi di progetto e si mettono in gioco direttamente per poterli realizzare.</p>
<h4><strong>Quali sono gli elementi innovativi del progetto in termini di attivazione della partecipazione della comunità?</strong></h4>
<p>Participation 4 Change non è una somma di azioni ma è un percorso. L’aspetto molto interessante del progetto è il collegamento che c’è tra ognuna delle azioni previste.<br />Quando si lavora sui temi della partecipazione delle comunità è essenziale coinvolgere soggetti che hanno istanze e linguaggi diversi e cercare di valorizzare tutto al massimo al fine di arrivare a un obiettivo comune.<br />Ogni azione si collega a un’altra: agli eventi di lancio del progetto, in cui gli studenti erano protagonisti, hanno partecipato più di venti realtà associative del territorio. Questo è stato fondamentale per l’istituzione del primo tavolo di progettazione.<br />Il cambiamento climatico non è una questione che compete solo alle istituzioni locali, ai governi, alle imprese, ai centri di ricerca o alle associazioni ambientaliste ma riguarda davvero tutta la comunità. Mettere insieme soggetti diversi e fare in modo che siano rappresentativi a loro volta dell’intera comunità è un metodo volto a favorire una partecipazione più ampia possibile e più consapevole.<br />Con Mani Tese, lavoriamo per sviluppare una <em>governance</em> diffusa perché tutti noi siamo chiamati a “governare” il nostro territorio: a partire dai comportamenti che siamo in grado di introdurre e dalla volontà di combattere una visione individualista. Si tratta anche di contrastare un atteggiamento di delega verso le istituzioni. Temi così trasversali alla vita delle persone devono essere presi in mano da tutti, dai ragazzi a scuola, alle famiglie, alle associazioni ecc.<br />La comunità non ha su di sé solo la responsabilità ma anche la possibilità di agire per attivare un cambiamento. Ecco perché il piano di azione del progetto diventerà quell’insieme di buone pratiche che rendono tutti responsabili e attori.</p>
<h4><strong>Quanto è importante creare una rete che coinvolge diversi attori per prevenire il cambiamento climatico?</strong></h4>
<p>Coinvolgere partner e attori nel progetto è fondamentale, significa poter essere presenti in più territori e quindi moltiplicare le iniziative e le azioni. Ma permette anche di avere una continua occasione di confronto reciproco.<br />Oggi è importante unirsi, perché le sfide sono tante e sono urgenti. Non possiamo non metterci insieme per affrontarle!<br />Ovviamente non vale solo per le associazioni ma anche per le persone e per i tavoli politici. Senza annullare le proprie modalità, la propria identità o storia – che sono importanti e vanno salvaguardate – è fondamentale concertare l’azione intrecciando le competenze e mettendo insieme le nostre visioni. Nessuno deve pensare che così facendo perde qualcosa, questa è solo una grande occasione di arricchimento per tutti. Il nostro obiettivo è creare un progetto ricco di risultati proprio grazie al partenariato.</p>
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		<title>A Roma l’evento conclusivo di FR*CINEMA</title>
		<link>https://ottopermille.sgi-italia.org/news/a-roma-levento-conclusivo-di-frcinema/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[INC]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jun 2025 09:00:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Venerdì 6 giugno si è tenuto il gran finale di FR*CINEMA, la rassegna cinematografica LGBTQIA+ promossa da Arcigay Roma in collaborazione con il Cinema Troisi, realizzato grazie al contributo dell’8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. Venerdì 6 giugno si è tenuto il gran finale di FR*CINEMA, la rassegna cinematografica LGBTQIA+ promossa da Arcigay Roma in collaborazione con [&#8230;]</p>
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<div class="text-intro">
<h2>Venerdì 6 giugno si è tenuto il gran finale di FR*CINEMA, la rassegna cinematografica LGBTQIA+ promossa da Arcigay Roma in collaborazione con il Cinema Troisi, realizzato grazie al contributo dell’8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.</h2>
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<p>Venerdì 6 giugno si è tenuto il gran finale di FR*CINEMA, la rassegna cinematografica LGBTQIA+ promossa da <strong>Arcigay Roma</strong> in collaborazione con il <strong>Cinema Troisi</strong>, realizzato <strong>grazie al contributo dell’8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai</strong>. </p>
<p>L’evento ha animato Piazza San Cosimato a Roma, piena di persone, in linea con la grande partecipazione che ha caratterizzato la rassegna al cinema Troisi che ha registrato <strong>oltre 3.000</strong> presenze complessive, senza contare le migliaia di visualizzazioni tramite i social. <strong>Un’occasione di divulgazione dei valori legati al riconoscimento e all’accessibilità ai diritti umani</strong>, resa ancora più potente dalla massiccia presenza di giovani spettatori.<br />Il progetto ha dimostrato una straordinaria capacità di attrarre il pubblico con una proposta culturale di alta qualità, capace di veicolare attraverso la bellezza e l’arte, temi cruciali legati all’inclusione e ai diritti umani.<br /><br />Il programma della serata è stato ricco di interventi e momenti culturalmente rilevanti. Oltre alla proiezione di <em>Tangerine</em> di Sean Baker (2015) – film cult interamente girato con uno smartphone, che racconta una giornata nella vita di due sex worker trans a Los Angeles – il pubblico ha potuto assistere alle coinvolgenti performance del coro SinCoro, di danza <em>voguing</em> a cura del <em>Ballrhome Project</em>, e alla partecipazione della drag performer Priscilla.</p>
<p>A moderare l’incontro è stato Pietro Turano, attore e attivista e vice presidente di Arcigay che insieme a Priscilla ha portato sul palco un messaggio forte di impegno civico e responsabilità collettiva. Durante il loro scambio hanno sottolineato <strong>l’importanza di utilizzare la visibilità e gli spazi pubblici per sensibilizzare sul rispetto dei diritti umani e sulla lotta alle discriminazioni, riaffermando il valore del cinema e della cultura come strumento di consapevolezza e trasformazione sociale</strong>.</p>
<p>Durante la serata anche un altro momento significativo: è stato dato avvio della seconda parte del progetto, sostenuto dai fondi dell’8×1000 della Soka Gakkai Italiana, con la <strong>premiazione del concorso FR*CINEMA per la realizzazione di un cortometraggio indipendente sul tema della parità di diritti e lotta a ogni forma di discriminazione</strong>. Il concorso ha ricevuto ben <strong>450 candidature</strong>, segno della vitalità e dell’interesse che il progetto ha saputo generare. A chi vincerà sarà dato supporto per la realizzazione del cortometraggio e la sua diffusione, mentre per le altre 449 che hanno inviato i loro progetti verrà offerto un weekend intensivo di workshop formativi, dedicati allo sviluppo professionale nel settore cinematografico.</p>
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		<title>22 maggio: Giornata mondiale della biodiversità</title>
		<link>https://ottopermille.sgi-italia.org/news/22-maggio-giornata-mondiale-della-biodiversita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[INC]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 May 2025 09:00:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla tutela dell’ecosistema marino nel Golfo di Palermo al ripristino delle dune grossetane, dalla riforestazione delle Dolomiti fino all’orto sociale di 8.000 mq a Napoli: in occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità, l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai scatta una fotografia dei suoi principali progetti per la tutela ambientale, che hanno già raggiunto 30.000 persone grazie [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
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<h2>Dalla tutela dell’ecosistema marino nel Golfo di Palermo al ripristino delle dune grossetane, dalla riforestazione delle Dolomiti fino all’orto sociale di 8.000 mq a Napoli: in occasione della Giornata Mondiale della Biodiversità, l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai scatta una fotografia dei suoi principali progetti per la tutela ambientale, che hanno già raggiunto 30.000 persone grazie ai fondi dell&#8217;8&#215;1000</h2>
<h4><strong>23 progetti e 2.75 milioni investiti per l&#8217;ambiente: l&#8217;impegno della Soka Gakkai Italiana per un futuro più sostenibile, sostenuto dai fondi dell&#8217;8&#215;1000</strong></h4>
<p><strong>23 progetti </strong>– di cui 16 attualmente in corso – <strong>75 enti </strong>e <strong>realtà associative coinvolte</strong> in circa 40 città in Italia e all’estero, <strong>30.000 persone raggiunte e 2,75 milioni di euro investiti*</strong> per proteggere e valorizzare le risorse ambientali del nostro Pianeta. In occasione della <strong>Giornata mondiale della biodiversità</strong> (22 maggio), l’<strong>Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, </strong>ente religioso e di culto con cui lo Stato ha stipulato un’Intesa nel 2016, celebra l’importanza dell’armonia con la natura e ricorda il suo impegno quotidiano a sostegno di tanti importanti progetti ambientali. L’Italia, con oltre 60.000 specie animali e 8.195 entità di piante, vanta uno dei <strong>patrimoni di biodiversità</strong> più significativi d’Europa, eppure l’89% degli habitat di interesse comunitario si trova in uno stato di conservazione sfavorevole. <strong>Grazie ai fondi ricevuti con l’8×1000</strong>, la Soka Gakkai Italiana riesce a offrire un concreto strumento per coltivare una società sostenibile e inclusiva, dinanzi a un ambiente sempre più minacciato, anche nel nostro Paese.</p>
<p>«L’ambiente rappresenta uno dei pilastri fondamentali dell’impegno sociale dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai – spiega <strong>Anna Conti, vice presidente dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.</strong> – Attraverso i nostri progetti ambientali, promuoviamo un’azione capillare e strutturata che non solo rafforza la consapevolezza sui cambiamenti climatici, ma ne favorisce anche la mitigazione, sostenendo modelli di sviluppo che siano al contempo sostenibili, equi e inclusivi. Questa visione incarna i princìpi buddisti di una società basata sulla creazione di valore, sull’empowerment delle persone e sulla responsabilità intergenerazionale. Negli ultimi anni abbiamo lanciato bandi tematici specifici come “Spazi Verdi”, “Energie Rinnovabili”, “Spazi Blu” e “Azioni per l’empowerment climatico”, che ci hanno permesso di identificare e supportare iniziative innovative capaci di generare cambiamenti tangibili nei territori e nelle comunità locali. Il nostro è un impegno concreto, vogliamo provare a seminare il cambiamento per contribuire a coltivare un futuro in cui benessere umano e ambientale procedano di pari passo».</p>
<p>Dalla tutela degli <strong>ecosistemi marini in Sicilia con il progetto “3 R per il Mare” di Marevivo ETS</strong> al ripristino delle <strong>dune costiere grossetane</strong> di <strong>Legambiente Festambiente APS</strong>, dalla <strong>tutela delle Dolomiti </strong>con il progetto di ripristino forestale di <strong>“Ancora Natura per il Col di Lana” di PEFC Italia</strong> fino al <strong>modello di “Agopuntura urbana” del progetto</strong> “<strong>A.L.L. Ponticelli” di ERA Cooperativa sociale: </strong>sono tanti i progetti che possono raccontare l’impegno e l’impatto dell’8×1000 della Soka Gakkai Italiana sull’ambiente.</p>
<h4><strong>Recuperare 15 km di costa entro il 2026: il progetto Legambiente per le dune grossetane</strong></h4>
<p><strong>“Ecosistema Duna”</strong> è il progetto realizzato da <strong>Legambiente Festambiente APS</strong> con il sostegno dei fondi 8×1000 della Soka Gakkai italiana. Avviato il 1° luglio 2024 con termine previsto il 30 giugno 2026, l’iniziativa si concentra sulla <strong>tutela e ripristino di 15 km di dune costiere nella provincia di Grosseto.</strong>  Un’iniziativa cruciale, se si considera l’importanza delle <strong>dune nella conservazione della biodiversità</strong>: barriera naturale insostituibile contro l’erosione marina e le violente mareggiate, <strong>le dune proteggono il litorale e le aree retrostanti, come pinete, zone umide e la delicata Laguna di Orbetello tutelando l’habitat di numerose specie vegetali e animali.</strong><br />Attraverso il recupero mirato di 6 aree critiche, la creazione di una banca del germoplasma per preservare la diversità genetica delle specie vegetali psammofile e un attento monitoraggio scientifico, il progetto sta già contribuendo attivamente a contrastare la crescente erosione costiera, il rischio di inondazioni marine, sempre più accentuate dagli effetti del cambiamento climatico, e la preoccupante perdita di biodiversità che minaccia questo fragile ecosistema. L’iniziativa vede, inoltre, il coinvolgimento di numerosi attori sociali per seminare un cambiamento positivo multilivello: <strong>200 studenti, 40 stabilimenti balneari</strong> e <strong>1.000 cittadini da sensibilizzare </strong>per ricordare l’importanza di questo fragile ecosistema.</p>
<h4><strong>Riparare una foresta? Con “Ancora natura per il Col di Lana” di PEFC Italia è possibile</strong></h4>
<p>Nel cuore delle Dolomiti, patrimonio UNESCO, il progetto <strong>“Ancora Natura per il Col di Lana” di PEFC Italia</strong>, in collaborazione con Coldiretti Belluno e Rete Clima, <strong>sta ripristinando 150 ettari di foreste</strong> danneggiate dalla tempesta Vaia del 2018. Con termine previsto per maggio 2025, il progetto prevede la piantumazione di <strong>5.400 alberi,</strong> scelti per la loro resilienza climatica, contribuendo alla tutela del suolo, alla mitigazione del dissesto idrogeologico e alla conservazione della biodiversità. Il progetto, reso possibile grazie al fondamentale contributo dell’8×1000 della Soka Gakkai Italiana ha anche una forte componente educativa, coinvolgendo studenti dell’Istituto Agrario di Feltre Della Lucia nella co-progettazione di percorsi didattici.</p>
<p>Come racconta <strong>Eleonora Mariano<em>, </em>responsabile progetto per PEFC Italia</strong>,<em> </em>«il progetto, nato dopo la devastazione di Vaia che ha spazzato via in poco tempo 9 milioni di metri cubi di alberi, <strong>rappresenta il perfetto equilibrio tra intervento umano e rigenerazione naturale</strong>: non sostituiamo la natura, ma la accompagniamo nel suo processo di rinascita. Parte fondamentale del progetto è stata la formazione dei giovani dell’Istituto Agrario di Feltre, sono, infatti, i giovani e le generazioni future quelle che dovranno comprendere come l’intervento umano possa collaborare con la natura senza sopraffarla, seguendo i suoi ritmi naturali e rispettando gli ecosistemi locali. Il legame con la comunità e la sua conoscenza del territorio è stato inoltre prezioso. I fondi dell’8×1000 della Soka Gakkai Italiana hanno rappresentato quindi un elemento catalizzatore decisivo, permettendoci di estendere l’impatto del progetto ben oltre la sua conclusione formale, <strong>creando un modello sostenibile di riforestazione</strong>»<strong>.</strong></p>
<h4><strong>A Napoli l’orto urbano che coltiva un nuovo modello sociale, per una socialità inclusiva</strong></h4>
<p>Nel quartiere Ponticelli di Napoli, <strong>“A.L.L. (Agro Living Lab) Ponticelli” di ERA Cooperativa Sociale</strong>, grazie al contributo dell’8×1000 della Soka Gakkai Italiana, ha trasformato <strong>8.000 mq di aree verdi abbandonate in spazi vivi, produttivi e di inclusione sociale creando un orto urbano tra i più grandi d’Europa</strong>. L’innovativo progetto adopera il metodo dell’Agopuntura urbana, che attraverso tecniche all’avanguardia come la permacultura su 1.500 mq e la piantumazione sperimentale di bambù, è riuscito a coinvolgere attivamente <strong>100 persone nella progettazione partecipata, 100 minori nei laboratori educativi e 8 utenti ASL in percorsi di riabilitazione attraverso tirocini</strong>. Il progetto, sostenuto tra il 2023 e 2024 con i fondi dell’8×1000 della Soka Gakkai Italiana, è nato otto anni fa come supporto al centro Lilliput che assiste persone con problemi di dipendenza e rappresenta oggi un modello di “Agopuntura urbana” replicabile in altri contesti metropolitani, capace di <strong>coniugare sostenibilità ambientale, inclusione sociale e rigenerazione del tessuto urbano.</strong></p>
<p>«L’Orto Sociale di Ponticelli è molto più di un semplice spazio verde: <strong>è un laboratorio vivente di comunità e rinascita</strong>. – dice <strong>Antonio Pone</strong>, coordinatore progetto per APS Jolie Rouge – Needle Agopuntura urbana (partner di ERA) – Chi si unisce al progetto non viene solo per i prodotti agricoli, ma trova una famiglia e un percorso di redenzione. Per molti dei nostri utenti che hanno affrontato dipendenze e perdita di legami sociali, l’orto offre una possibilità concreta di reintegrazione. <strong>Quando coltivi la terra, coltivi anche te stesso</strong>. Vediamo come i giovani con scarse opportunità educative e persone in difficoltà ritrovano dignità attraverso il lavoro collettivo. <strong>Il nostro sogno è che questo modello di agopuntura urbana, che ha trasformato uno dei grandi spazi verdi di Napoli, diventi una forte difesa sociale per tutto il quartiere</strong>: ogni persona, indipendentemente dal suo passato, ha diritto a una vita normale e dignitosa. È questo il potere rigenerativo della comunità che stiamo costruendo».</p>
<h4><strong>Rigenerare, Recuperare, Rispettare: le 3 R per il mare di Marevivo ETS</strong></h4>
<p>Nel Golfo di Palermo, è in atto<strong> “3 R per il Mare”</strong>, un progetto ambientale biennale (2024-2026) portato avanti da <strong>Marevivo ETS,</strong> un’associazione ambientalista che dal 1985 è impegnata nella tutela del mare e delle sue risorse. L’iniziativa, realizzata grazie al sostegno dei fondi dell’8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, <strong>sta implementando un approccio integrato basato su tre R: Rigenerare, Recuperare e Rispettare.</strong></p>
<p><strong>Rigenerare</strong>: sono già stati trapiantati circa 3.000 fasci di Posidonia oceanica su 100 mq di fondale marino, con un potenziale assorbimento di 8 tonnellate di CO₂. <strong>Recuperare</strong>: oltre alla creazione di un grande prato marino di Posidonia, sono stati rimossi <strong>116 pneumatici abbandonati</strong> (circa 10 tonnellate). <strong>Rispettare</strong>: a Palermo, nella Baia del Corallo – Sferracavallo, sono stati realizzati laboratori di educazione ambientale per studenti. La zona naturalistica è situata tra la Riserva Naturale Orientata di Capo Gallo e l’Area Marina Protetta Capo Gallo-Isola delle Femmine, un panorama suggestivo di biodiversità per sensibilizzare alla tutela ambientale circa <strong>700 studenti e 40 docenti</strong>.</p>
<h4><strong>L’impegno della Soka Gakkai Italiana: trasformare l’8×1000 in pace, cultura e educazione</strong></h4>
<p><strong>Pace, cultura e educazione</strong> della società: sono questi i valori fondanti la Soka Gakkai Italiana, una bussola valoriale che si riflette nelle principali aree di intervento dell’Istituto (Diritti Umani, Educazione, Ambiente, Cultura) e che coltiva un cambiamento positivo per un futuro sostenibile. Ecco perché, dal 2020 ad oggi, la Soka Gakkai Italiana attraverso i fondi dell’8×1000 ha promosso oltre<strong> 110 </strong>progetti sociali in tutta Italia, di cui <strong>56 già completati e 58 attualmente in corso</strong>, con un investimento complessivo di<strong> oltre 25,8 milioni di euro</strong>. Un impegno per realizzare una visione del mondo fondata sull’umanesimo buddista come principio ispiratore, sostenuto concretamente grazie ai tanti cittadini che scelgono di destinare alla Soka Gakkai Italiana il proprio 8×1000.</p>
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