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	<title>8&#215;1000 Soka Gakkai</title>
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	<description>Coltiviamo insieme il cambiamento positivo</description>
	<lastBuildDate>Mon, 20 Jul 2026 12:43:37 +0000</lastBuildDate>
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	<title>8&#215;1000 Soka Gakkai</title>
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		<title>Dalla pace alla cura. Il programma DREAM e l’impegno in Mozambico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[INC]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jul 2026 12:38:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un evento conclusivo del progetto “Protezione per la popolazione vulnerabile di Beira” della Comunità di Sant’Egidio, sostenuto con i fondi 8&#215;1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai L&#8217;8 luglio, alle ore 18, nella Sala Benedetto XIII del Complesso di San Gallicano a Roma, il Programma DREAM della Comunità di Sant&#8217;Egidio ha presentato l&#8217;evento conclusivo del progetto [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org/news/dalla-pace-alla-cura-il-programma-dream-e-limpegno-in-mozambico/">Dalla pace alla cura. Il programma DREAM e l’impegno in Mozambico</a> proviene da <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org">8x1000 Soka Gakkai</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em>Un evento conclusivo del progetto “Protezione per la popolazione vulnerabile di Beira” della Comunità di Sant’Egidio, sostenuto con i fondi 8&#215;1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai</em></p>
<p class="wp-block-0-2-0">L&#8217;8 luglio, alle ore 18, nella Sala Benedetto XIII del Complesso di San Gallicano a Roma, il Programma DREAM della Comunità di Sant&#8217;Egidio ha presentato l&#8217;evento conclusivo del progetto &#8220;Protezione per la popolazione vulnerabile di Beira&#8221;, realizzato dal 2021 grazie al supporto dei <strong>fondi 8&#215;1000 dell&#8217;Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. </strong></p>
<p class="wp-block-0-3-0">Moderati da Annamaria Doro, ricercatrice del Programma DREAM, sono intervenuti Gianna Iasilli della Comunità di Sant&#8217;Egidio, Fausto Ciccacci, ricercatore del Programma DREAM, e Daniela Di Capua, dell&#8217;Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.</p>
<p class="wp-block-0-4-0">Nel suo intervento, <strong>Gianna Iasilli </strong>ha ripercorso la storia del Mozambico dalla guerra civile scoppiata nel 1977 fino ai giorni nostri, sottolineando il legame che la Comunità di Sant&#8217;Egidio ha stretto con il paese africano fin dal 1984, in piena guerra civile. Determinante è stato il dialogo che la Comunità è riuscita a costruire tra le parti coinvolte, un percorso che ha portato alla fine del conflitto con gli Accordi di pace di Roma del 4 ottobre 1992, evento che ha segnato anche l&#8217;indipendenza del Mozambico. Iasilli ha voluto rimarcare la disumanità della guerra e il ruolo che il dialogo ha ricoperto nella risoluzione del conflitto.</p>
<p class="wp-block-0-5-0"><strong>Fausto Ciccacci</strong>, ricercatore del Programma DREAM, ha illustrato la nascita e lo sviluppo del programma a partire dall&#8217;apertura dei primi due centri, a Maputo e a Beira, rispettivamente nel 1992 e nel 1994. Dopo la fine della guerra civile, infatti, il Mozambico si è trovato ad affrontare un&#8217;altra emergenza: quella dell&#8217;HIV.<br />
I primi centri DREAM nacquero proprio con l&#8217;obiettivo di offrire cure alle migliaia di persone colpite dal virus.</p>
<p class="wp-block-0-6-0">Fedele al principio di non riprodurre semplicemente il modello sanitario europeo, ma di costruire un vero e proprio sistema di cura mozambicano — in cui il personale medico locale viene formato per operare in autonomia rispetto al supporto della Comunità — il programma si è progressivamente esteso fino a contare oggi 24 centri sul territorio. Negli anni questi si sono trasformati in veri e propri poli polivalenti, dotati di laboratori, cliniche, scuole elementari e mense, ampliando il proprio raggio d&#8217;azione anche a patologie come diabete, ipertensione, epilessia e tubercolosi. Solo nell&#8217;ultimo anno il programma ha preso in carico 12.900 persone, ha salvato 1.800 donne dal cancro alla cervice uterina e ha distribuito oltre 150.000 pasti caldi a minori.</p>
<p class="wp-block-0-7-0">Infine è intervenuta <strong>Daniela Di Capua</strong> dell&#8217;Ufficio 8&#215;1000 dell&#8217;Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, che ha presentato l&#8217;Istituto e il modo in cui utilizza i fondi 8&#215;1000. Ha ricordato che tali fondi vengono destinati esclusivamente a progetti umanitari in linea con i valori del Buddismo di Nichiren Daishonin: il rispetto della dignità della vita, la costruzione della pace e la promozione di una società più giusta e sostenibile. In questo quadro si inserisce il sostegno, dal 2021, a DREAM, che offre cure gratuite e formazione al personale locale, secondo un modello di sviluppo duraturo piuttosto che di semplice assistenza temporanea.</p>
<p class="wp-block-0-8-0">Di Capua ha infine sottolineato il valore simbolico di questa collaborazione: il sostegno di un&#8217;organizzazione buddista come la Soka Gakkai a un progetto promosso da una realtà di ispirazione cristiana come la Comunità di Sant&#8217;Egidio dimostra come tradizioni spirituali diverse possano diventare una forza di collaborazione concreta, quando mettono al centro ciò che le unisce — il valore della vita umana e l&#8217;impegno per una società più giusta.</p>
<p class="wp-block-0-9-0">Ha poi concluso il suo intervento leggendo delle parole di Daisaku Ikeda tratte dalla Proposta di pace del 2020: «Il mondo è costituito dalle attività sovrapposte e intrecciate di innumerevoli persone e dalla loro influenza reciproca. Quando la competizione non considera questa realtà, perdiamo di vista l’esistenza di coloro che soffrono a causa di gravi minacce o di contraddizioni sociali. Perciò è essenziale impegnarci consapevolmente in una “vita condivisa” e lavorare per una società basata sull’impegno di proteggere e migliorare non solo la propria vita ma anche quella degli altri».</p>
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			</item>
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		<title>Quella voglia di fare la differenza: il ritratto di un Paese che non si rassegna, nel dossier sui dati 8×1000</title>
		<link>https://ottopermille.sgi-italia.org/news/quella-voglia-di-fare-la-differenza-il-ritratto-di-un-paese-che-non-si-rassegna-nel-dossier-sui-dati-8x1000/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[INC]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 14:50:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>→ Scarica il dossier In Italia prevale una visione pragmatica del cambiamento: oltre 1 italiano su 2 (57%) crede di poter contribuire a un cambiamento positivo della società, mentre molti desiderano fare la propria parte ma non sanno come (27%). A ostacolare questi sogni, un “muro” di paura del giudizio altrui (36,7%) e sfiducia verso [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org/news/quella-voglia-di-fare-la-differenza-il-ritratto-di-un-paese-che-non-si-rassegna-nel-dossier-sui-dati-8x1000/">Quella voglia di fare la differenza: il ritratto di un Paese che non si rassegna, nel dossier sui dati 8×1000</a> proviene da <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org">8x1000 Soka Gakkai</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a style="display: inline-flex; align-items: center; gap: 12px; background-color: #3f3b7c; color: #ffffff; font-weight: bold; font-size: 20px; text-decoration: none; padding: 16px 32px; border-radius: 50px; font-family: inherit;" href="https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/07/8x1000-IBISG_media-dossier-3.pdf" target="_blank" rel="noopener"><br />
<span style="font-size: 22px;">→</span> Scarica il dossier<br />
</a></p>
<p class="wp-block-0-1-0">In Italia prevale una visione pragmatica del cambiamento: <strong>oltre 1 italiano su 2 </strong>(57%) crede di poter contribuire a un <strong>cambiamento positivo </strong>della società, mentre molti desiderano fare la propria parte ma non sanno come (27%). A ostacolare questi sogni, un “muro” di <strong>paura del giudizio altrui </strong>(36,7%) e <strong>sfiducia verso le istituzioni </strong>(40,5%). Accanto alle barriere, si afferma però una <strong>nuova idea di “umanesimo”</strong>: <strong>la</strong> <strong>quasi totalità degli italiani</strong> <strong>(92%)</strong> è convinta che ogni persona abbia <strong>un potenziale </strong>capace di trasformare la propria vita e la collettività.</p>
<p class="wp-block-0-2-0">È il <strong>“paradosso del cambiamento”, </strong>il fenomeno sociale emerso dall’indagine realizzata da <strong>Astra Ricerche </strong>per <strong>l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai </strong>in occasione del <strong>decennale dell’Intesa con lo Stato italiano (2016-2026)</strong><sup><a href="https://www.sgi-italia.org/in-primo-piano/paradosso-cambiamento-soka-gakkai-decennale-intesa/#f6344278-22b2-4dde-bfdc-caf5207a1337">1</a></sup><strong>. </strong></p>
<p class="wp-block-0-3-0">La ricerca è inserita all’interno di <a href="https://www.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/07/8x1000-IBISG_media-dossier_pg-affiancate.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em><u><strong>“Dove nasce </strong></u><strong>il</strong><u><strong> cambiamento”</strong></u></em><u><strong>,</strong></u></a> il media dossier con cui <strong>l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai ripercorre dieci anni di Intesa attraverso dati, approfondimenti, testimonianze e il racconto dei progetti realizzati grazie ai fondi dell’8×1000</strong>. Un percorso che, dal 2020 a oggi, ha permesso di sostenere <strong>150 progetti </strong>con un investimento complessivo di <strong>33,6 milioni </strong>di euro nei campi dei <strong>diritti umani, dell’educazione, della cultura e della tutela ambientale.</strong></p>
<p class="wp-block-0-4-0">Il dossier delinea un <strong>Paese realista ma non rassegnato</strong>: se è vero che la <strong>sfiducia verso le istituzioni</strong>, la <strong>paura del giudizio</strong> altrui e la <strong>mancanza di strumenti </strong>bloccano l’azione, <strong>quasi la</strong> <strong>metà del campione </strong>(45,2%) vede margini di <strong>miglioramento nei prossimi 5 anni. </strong>Gli italiani, quindi, sono ottimisti ma sembrano disorientati di fronte a una realtà percepita come complessa e difficile da interpretare.</p>
<p class="wp-block-0-5-0">«L’indagine ci restituisce un dato particolarmente significativo: gli italiani non hanno smesso di credere nella possibilità di costruire una società migliore. Accanto alle difficoltà e alle incertezze del presente emerge una forte fiducia nel valore della persona e nella capacità di ciascuno di contribuire al bene comune. È un messaggio importante, perché ci ricorda che il cambiamento non nasce solo dalle grandi decisioni collettive, ma anche dalle scelte quotidiane, dalle relazioni che costruiamo e dalla responsabilità che decidiamo di assumerci verso gli altri. Una visione che sposa la prospettiva dell’umanesimo buddista, in cui ogni individuo ha un potenziale capace di generare valore per sé e per la comunità<em>», </em>dichiara <strong>Anna Conti, vice presidente dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.</strong></p>
<h3><strong>L’8×1000 PER TRASFORMARE I VALORI IN AZIONE</strong></h3>
<p class="wp-block-0-7-0">Emerge che gli italiani credono nell’impegno individuale e collettivo, ma per tradurre i valori in azione servono strumenti concreti. L’8×1000 è proprio questo: uno strumento che consente ai contribuenti di destinare una quota dell’IRPEF allo Stato o a una delle confessioni religiose che hanno stipulato un’Intesa con lo Stato italiano, contribuendo così alla realizzazione di progetti di interesse sociale, culturale, educativo, umanitario e ambientale.</p>
<p class="wp-block-0-8-0">Non a caso, chi sceglie a chi destinare l’8×1000 indica come criteri principali la trasparenza nell’utilizzo dei fondi (40,5%), la vicinanza ai propri valori (34,8%) e l’impatto concreto dei progetti realizzati (33,9%). L’appartenenza religiosa incide invece in misura più limitata (16,4%), a conferma di come la scelta sia guidata soprattutto dalla fiducia e dalla condivisione degli obiettivi perseguiti.</p>
<p class="wp-block-0-9-0">Dal 2020, grazie ai fondi dell’8×1000, l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai ha sostenuto 150 progetti con un investimento complessivo di 33,6 milioni di euro, raggiungendo 233 città in Italia e all’estero, coinvolgendo 428 associazioni e sostenendo oltre 361.900 persone. Gli interventi hanno interessato gli ambiti dei diritti umani, educazione, cultura, inclusione sociale, cooperazione internazionale e tutela dell’ambiente.</p>
<h3><strong>SPERANZA E DISORIENTAMENTO: LE EMOZIONI DEL PAESE</strong></h3>
<p class="wp-block-0-11-0">Nonostante le difficoltà del presente, la maggior parte delle persone continua a immaginare un futuro migliore. Se solo il 10,5% prevede un cambiamento radicalmente positivo nei prossimi cinque anni, <strong>quasi 1 italiano su</strong> <strong>2</strong> <strong>(45,2%) ritiene che il mondo possa comunque migliorare. </strong>Eppure, quando si passa dai desideri all’azione, emergono <strong>ostacoli concreti</strong>. Le emozioni più diffuse di fronte alle grandi sfide globali sono la <strong>speranza che qualcun altro agisca </strong>(20,9%) e <strong>il senso di impotenza </strong>(20,7%). A frenare l’impegno contribuiscono soprattutto la <strong>sfiducia nelle istituzioni </strong>(40,5%), <strong>la mancanza di risorse </strong>(30,3%) e il <strong>non sapere da dove cominciare</strong>: oltre 1 italiano su 4 (27%) afferma infatti di voler contribuire al cambiamento senza sapere come farlo.</p>
<h3><strong>IL NUOVO UMANESIMO: 92% DELLE PERSONE CREDE NEL POTENZIALE DEL SINGOLO INDIVIDUO</strong></h3>
<p class="wp-block-0-13-0">Il Dossier restituisce anche una visione del cambiamento fortemente centrata sulla persona. Per il 39,2% degli italiani la trasformazione individuale e quella sociale devono procedere insieme, mentre il 37,8% ritiene che il cambiamento collettivo inizi dalla capacità di migliorare sé stessi e ispirare gli altri attraverso il proprio esempio. Non sorprende quindi che quasi <strong>il 92%</strong> <strong>degli</strong> <strong>intervistati</strong> sia convinto che <strong>ogni persona abbia un potenziale </strong>capace di <strong>trasformare la propria vita </strong>e contribuire alla felicità degli altri. Una convinzione trasversale – per età, genere e territorio – che rappresenta uno dei risultati più significativi dell’indagine e suggerisce come, anche in un tempo caratterizzato da incertezza e polarizzazione, la fiducia nelle capacità dell’essere umano continui a rappresentare una leva fondamentale per la costruzione del bene comune.</p>
<h3 class="has-primary-color has-text-color has-link-color wp-block-0-14-0"><strong>SE GLI ITALIANI AVESSERO UN SUPERPOTERE ELIMINEREBBERO LE GUERRE</strong></h3>
<p class="wp-block-0-15-0">Se potessero intervenire direttamente sulle grandi sfide del nostro tempo, gli italiani non avrebbero dubbi: <strong>il primo “superpotere” che sceglierebbero è quello di porre fine alle guerre. </strong>La pace è infatti indicata dal 63,8% degli intervistati come la priorità assoluta su cui agire. Seguono l’eliminazione della povertà (46,7%) e delle malattie (43,7%), mentre ottengono minori consensi temi come il cambiamento climatico, l’accesso universale all’istruzione o la riduzione delle disuguaglianze. Le risposte delineano una scala di valori molto chiara, che mette al centro la <strong>tutela della vita umana, la sicurezza collettiva e la solidarietà. </strong>Un dato particolarmente significativo in un contesto internazionale segnato da conflitti, crisi umanitarie e crescenti tensioni geopolitiche.</p>
<p class="wp-block-0-16-0">Il decennale dell’Intesa tra l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai e lo Stato italiano sarà celebrato con un evento in programma <strong>lunedì 20 luglio</strong><strong>, ore </strong><strong>17:00</strong><strong>, presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio, a Roma</strong>. L’evento prevede un convegno che riunirà accademici e rappresentanti delle istituzioni religiose e civili per riflettere sul significato dell’Intesa nel sistema costituzionale italiano e sul ruolo delle confessioni religiose nella società contemporanea.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org/news/quella-voglia-di-fare-la-differenza-il-ritratto-di-un-paese-che-non-si-rassegna-nel-dossier-sui-dati-8x1000/">Quella voglia di fare la differenza: il ritratto di un Paese che non si rassegna, nel dossier sui dati 8×1000</a> proviene da <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org">8x1000 Soka Gakkai</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Giornata mondiale dei rifugiati – ogni individuo può essere protagonista del cambiamento</title>
		<link>https://ottopermille.sgi-italia.org/news/giornata-mondiale-dei-rifugiati-ogni-individuo-puo-essere-protagonista-del-cambiamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[INC]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jun 2026 14:00:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Giornata Mondiale del Rifugiato viene celebrata il 20 giugno di ogni anno. Quest’anno l’UNHCR lancerà la campagna globale “Until Everyone is Safe”, che richiama l’attenzione sul diritto di cercare sicurezza come diritto universale e bene condiviso. Questa giornata rappresenta un’occasione per riaffermare un principio fondamentale: nessuno è al sicuro finché non lo sono i [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org/news/giornata-mondiale-dei-rifugiati-ogni-individuo-puo-essere-protagonista-del-cambiamento/">Giornata mondiale dei rifugiati – ogni individuo può essere protagonista del cambiamento</a> proviene da <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org">8x1000 Soka Gakkai</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Giornata Mondiale del Rifugiato viene celebrata il 20 giugno di ogni anno. Quest’anno l’UNHCR lancerà la campagna globale <strong>“Until Everyone is Safe”</strong>, che richiama l’attenzione sul diritto di cercare sicurezza come diritto universale e bene condiviso. Questa giornata rappresenta un’occasione per riaffermare un principio fondamentale: <strong>nessuno è al sicuro finché non lo sono i più vulnerabili tra noi</strong> e la protezione dei rifugiati è una responsabilità condivisa che contribuisce alla stabilità e alla coesione della società.<br />
Di fatto, quando le persone sono costrette a lasciare le proprie case e i propri paesi, ognuno di noi dovrebbe assumersi una responsabilità e un preciso ruolo nel contribuire a garantire loro protezione e sicurezza.<br />
E quando a ogni persona rifugiata viene garantita protezione e sicurezza, gli effetti positivi del rispetto di questi diritti non andranno esclusivamente a vantaggio dei rifugiati, ma delle stesse comunità accoglienti, rafforzate e consolidate dall’obiettivo comune di garantire l’accesso ai diritti fondamentali e di sviluppare una visione più aperta, basata sulla crescita e la conoscenza reciproca, poiché «la diversità non dovrebbe generare conflitti, ma ricchezza per il mondo» (<em>La saggezza del Sutra del Loto</em>, 1, pag. 295).</p>
<p>Nella sua Proposta di Pace del 1999, il presidente Ikeda parla della discriminazione e della chiusura mentale, sostenendo il pericolo che questi atteggiamenti portano con sè:</p>
<p style="text-align: center;">«La paura costruisce barriere di avversione e discriminazione sotto forma di confini nazionali o in base all’etnia, alla religione, al genere, alla classe sociale, alla condizione economica, o semplicemente alle preferenze personali. Chi ha una mentalità chiusa spesso tende a considerare gli altri secondo stereotipi per mascherare e al contempo sostenere i propri pregiudizi. Questo atteggiamento riflette una pigrizia mentale che impedisce di coltivare comprensione e fiducia reciproca e di sviluppare la costanza e la determinazione necessarie per impegnarsi nel dialogo. La storia insegna che solo un passo separa la pigrizia mentale dalla violenza» (Proposta di Pace 1999)</p>
<p class="wp-block-0-3-0">Citando un suo amico e premio Nobel per la letteratura Wole Soyinka, nigeriano vissuto in esilio fino al 1998, Il presidente Ikeda ci suggerisce ciò che è necessario fare per garantire la tutela dei diritti umani e costruire una società giusta verso ogni individuo:</p>
<blockquote class="wp-block-quote  wp-block-0-4-0">
<p style="text-align: center;">«Usare l’immaginazione per mettersi nei panni di un altro è la base della giustizia» (Proposta di Pace 2015)</p>
</blockquote>
<p style="text-align: left;">Anche la Soka Gakkai italiana, attraverso i fondi dell’8&#215;1000 ha assunto un ruolo attivo nella tutela dei diritti dei rifugiati attraverso dei progetti che li sostengono lungo tutto il processo. L’approccio alla base dei progetti sostenuti con l’8&#215;1000 della Soka Gakkai italiana parte dal presupposto che tutte le cose sono collegate tra loro. Ciò che accade a una persona, a un luogo o a una comunità, ha sempre effetti che vanno oltre il singolo caso.<br />
Con i progetti legati al tema dei rifugiati non basta rispondere a un bisogno immediato o garantire la sicurezza. Serve costruire percorsi. Ci sono interventi per la salvezza delle persone in fuga con l’attivazione dei corridoi umanitari. Altri lavorano sull’accoglienza e l’integrazione. Altri ancora promuovono l’educazione ai diritti e alla solidarietà, aiutando a comprendere le cause dei fenomeni migratori e favorendo l’incontro, la conoscenza reciproca e la costruzione di legami umani nel quotidiano. Attraverso questi progetti sono state 5070 le persone rifugiate direttamente destinatarie degli interventi negli ultimi cinque anni. 5500 sono gli studenti e le comunità locali raggiunte da iniziative culturali e educative.<br />
Nessuna persona, se non costretta per cause di forza maggiore, deciderebbe deliberatamente di lasciare tutto ciò che ama, possiede e conosce per tentare di raggiungere un luogo lontano, sconosciuto, e dove spesso – purtroppo – non è la benvenuta. Per questo è una responsabilità individuale e collettiva quella di sostenere i rifugiati, e allo stesso tempo quella di lavorare insieme affinché le cause che costringono così tanti individui a lasciare le proprie vite, possano essere trasformate in esperienze di comunità, di sostegno e di umanità.</p>
<p style="text-align: center;">               <img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1887" src="https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-05-14-at-16.07.39-225x300.jpeg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-05-14-at-16.07.39-225x300.jpeg 225w, https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-05-14-at-16.07.39-768x1024.jpeg 768w, https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-05-14-at-16.07.39-1152x1536.jpeg 1152w, https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-05-14-at-16.07.39-1536x2048.jpeg 1536w, https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-05-14-at-16.07.39-scaled.jpeg 1920w" sizes="(max-width: 225px) 100vw, 225px" />                     <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone  wp-image-1568" src="https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/02/News_corridoi-300x225.jpeg" alt="" width="358" height="269" srcset="https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/02/News_corridoi-300x225.jpeg 300w, https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/02/News_corridoi-1024x768.jpeg 1024w, https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/02/News_corridoi-768x576.jpeg 768w, https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/02/News_corridoi-1536x1152.jpeg 1536w, https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/02/News_corridoi-2048x1536.jpeg 2048w" sizes="auto, (max-width: 358px) 100vw, 358px" />                   <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone  wp-image-1035" src="https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/01/Memorie-attive-4-300x200.jpg" alt="" width="350" height="233" srcset="https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/01/Memorie-attive-4-300x200.jpg 300w, https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/01/Memorie-attive-4-1024x683.jpg 1024w, https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/01/Memorie-attive-4-768x512.jpg 768w, https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/01/Memorie-attive-4-1536x1024.jpg 1536w, https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/01/Memorie-attive-4.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 350px) 100vw, 350px" /></p>
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		<title>20 anni di Gay Help Line e 10 anni di Refuge LGBT+</title>
		<link>https://ottopermille.sgi-italia.org/news/20-anni-di-gay-help-line-e-10-anni-di-refuge-lgbt/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[INC]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 13:22:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si è svolta ieri a Roma, in Campidoglio, la conferenza stampa dedicata ai vent&#8217;anni di Gay Help Line 800 713 713 e ai dieci anni del Network Refuge LGBT+, il primo sistema di accoglienza temporanea in Italia rivolto a persone LGBTQIA+ vittime di violenza e discriminazione. Gay Help Line nasce nel 2006, dedicata alla memoria [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si è svolta ieri a Roma, in Campidoglio, la conferenza stampa dedicata ai vent&#8217;anni di Gay Help Line <strong>800 713 713</strong> e ai dieci anni del Network Refuge LGBT+, il primo sistema di accoglienza temporanea in Italia rivolto a persone LGBTQIA+ vittime di violenza e discriminazione.</p>
<p>Gay Help Line nasce nel 2006, dedicata alla memoria di Paolo Seganti, ucciso nel 2005 in un’aggressione omofoba. In vent’anni il servizio ha raccolto circa 400 mila contatti con una media di 20 mila annui tra telefono, chat (<a href="http://speakly.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Speakly.org</a>) ed e-mail, costruendo una rete nazionale di ascolto, supporto e orientamento attraverso oltre 3 mila persone volontarie formate.<br />
Nel corso della conferenza stampa sono stati presentati da Fabrizio Marrazzo Fondatore di Gay Help Line e Alessandra Rossi Coordinatrice di Gay Help Line i dati del report 2006-2026, che mostrano come l’utenza del servizio sia rappresentata dal 42% persone giovani LGBTQAI+ tra i 18 e i 31 anni. Negli ultimi nove anni dal 2017 ad oggi sono aumentati significativamente i contatti dal Sud raggiungendo il 40% e dal Nord il 30% circa. Risultano in aumento le richieste annue di accoglienza da parte di persone LGBTQAI+ cacciate dal contesto familiare raggiungendo gli oltre 2.000 casi annui di cui una parte consistente sono giovani e giovanissimi.<br />
Oltre il 65% sono utenti lesbiche e gay, mentre le persone trans, transgender e non binary sono dal 2-3% al 14,6% in vent&#8217;anni.<br />
Dato allarmante è l’aumento delle segnalazioni legate a omotransfobia, violenza fisica, ricatti e sicurezza personale, che dal 2017 ad oggi raggiungono i valori più alti dell’intera serie storica del servizio passando dal 2% al 15% ossia da poche centinaia ad oltre tremila casi annui. Crescono anche le richieste di supporto da parte di persone trans* e non binary, in particolare quelle legate ai percorsi di affermazione di genere.</p>
<p>In particolare, dal 2017 in poi le segnalazioni tornano a crescere, sia per effetto di una variazione territoriale e sia per una maggiore polarizzazione sociale e politica, della reazione contro l’avanzamento dei diritti LGBTQIA+ e dell’aumento della visibilità delle persone LGBTQIA+.<br />
Il dato va letto come doppio fenomeno: più ostilità, ma anche più capacità di riconoscere la violenza, denunciarla e chiedere aiuto.<br />
Il servizio in vent&#8217;anni si è avvalso di oltre 3000 volontari. “concludono Marrazzo e Rossi”<br />
Tra i principali casi ricordati c’è sicuramente il caso di Paolo Seganti che fu brutalmente ucciso sotto casa sua a Roma nel 2005 a cui è dedicato il servizio e lo hanno ricordato la sorella Marina e la cugina Adriana Segnati , il caso dell’accoltellamento all’EUR da parte di svastichella nel 2009 ai danni di una coppia gay, e quello di Andrea Spezza Catena, noto poi alle cronache come il Ragazzo dai Pantaloni Rosa , ricordato dalla madre Teresa Manes, che grazie al servizio di Gay Help Line nel 2012 scoprì cosa subiva il figlio. Dalla storia di Andrea nel 2025 è stato realizzato il film “il Ragazzo dai Pantaloni Rosa”.</p>
<p>Gay Help Line e il Network Refuge LGBT sono sostenuti anche con i <strong>fondi 8&#215;1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai</strong>, dell’Unar, Comune di Roma e Chiesa Valdese.</p>
<p>La conferenza stampa è stata aperta dalla Presidente Svetlana Celli che ha letto i saluti del Sindaco Roberto Gualtieri che ha dichiarato: “Gay Help Line è un servizio che ha saputo guardare in avanti. Il lavoro svolto dalle istituzioni in sinergia con le associazioni è fondamentale e la storia dei vent&#8217;anni di Gay Help Line ci racconta quanto ancora c’è da fare”.</p>
<p>“Se anche una sola persona, grazie a questo servizio, troverà il coraggio di chiedere aiuto e riceverà l’ascolto che merita, allora sarà come se il suo ultimo grido, quel ‘Fermatevi’, che nessuno ascoltò, trovasse finalmente risposta”, scrive Marina Seganti, sorella di Paolo Seganti, nella lettera letta durante la conferenza stampa.<br />
Nel corso dell’iniziativa sono stati inoltre presentati i dati del Network Refuge LGBT+, nato nel 2016 come prima casa famiglia LGBTQIA+ in Italia e oggi rete di accoglienza e protezione temporanea per persone vittime di violenza, allontanamento familiare e discriminazione.</p>
<p>Dalla nascita del progetto il network Refuge LGBT+ ha accolto 150 giovani provenienti da tutta Italia, con un’età media compresa tra i 18 e i 20 anni. Tra questi, 120 sono stati inseriti nel mondo del lavoro, 53 hanno svolto corsi di formazione professionale, 48 sono stati inseriti in percorsi formativi e 6 hanno conseguito il diploma di maturità.<br />
“Gay Help Line non fa assistenza, ma resistenza”, afferma Lucia Caponera, Presidente di Differenza Lesbica.<br />
“In questi vent’anni ha costruito un modello capace di ascoltare e accogliere fuori da logiche assistenzialistiche, creando una rete che restituisce dignità, ascolto e possibilità.”<br />
Nel corso della conferenza è stata inoltre presentata la nuova campagna dedicata ai vent’anni del servizio, costruita attraverso quattro storie di persone che negli anni hanno attraversato Gay Help Line e Refuge LGBT+, come una ragazza lesbica cacciata di casa 10 anni fa, una ragazza trans discriminata a scuola 8 anni fa, una coppia gay aggredita 5 anni fa e un lavoratore bisessuale discriminato sul lavoro 20 anni fa.</p>
<p>Tamiko Kaneda, Segretaria generale dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai ha dichirato “Oggi siamo qui per testimoniare non solo un sostegno economico attraverso i fondi 8&#215;1000 ma un impegno convinto e coerente con la nostra visione di società cioè una società basata sul principio del rispetto per la dignità della vita e il principio di interrelazione, in altre parole non esiste vera felicità se si basa sull’infelicità altrui.<br />
Progetti come questo dimostrano che la trasformazione, il miglioramento partono sempre dalle persone, dalle connessioni che si creano e dalla consapevolezza che ogni nostra azione ha un impatto su tutto ciò che ci circonda”.<br />
Sono inoltre intervenuti : Gabriele Piazzoni, Segretario di Arcigay, Lucia Caponera, Differenza Lesbica, Rachele Giugliano, Arcigay Roma, Richard Bourelly, Azione Trans, e ha portato i saluti Manuela Vinay, Chiesa Valdese, Michela Cicculli Presidente Commissione Pari Opportunità Comune di Roma e Flavia De Gregorio, Capogruppo Capitolino Lista Azione.</p>
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		<title>Il futuro ha il volto dei giovani: l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai a YouTopic Fest di Rondine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[INC]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 13:08:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[educazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>YouTopic Fest è l’appuntamento internazionale che ogni anno trasforma la Cittadella della Pace di Rondine in un laboratorio globale. Quattro giorni intensi in cui giovani provenienti da Paesi in conflitto, accademici, attivisti e istituzioni si incontrano per un obiettivo: disarmare i conflitti, superare i pregiudizi e costruire una cultura di pace. Quest’anno, per la sua decima edizione, il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org/news/il-futuro-ha-il-volto-dei-giovani-listituto-buddista-italiano-soka-gakkai-a-youtopic-fest-di-rondine/">Il futuro ha il volto dei giovani: l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai a YouTopic Fest di Rondine</a> proviene da <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org">8x1000 Soka Gakkai</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img class="aligncenter" /></p>
<p class="wp-block-0-1-0"><strong><a href="https://youtopicfest.rondine.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">YouTopic Fest</a></strong> è l’appuntamento internazionale che ogni anno trasforma la Cittadella della Pace di <a href="https://rondine.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rondine </a>in un laboratorio globale. Quattro giorni intensi in cui giovani provenienti da Paesi in conflitto, accademici, attivisti e istituzioni si incontrano per un obiettivo: disarmare i conflitti, superare i pregiudizi e costruire una cultura di pace.</p>
<p class="wp-block-0-2-0">Quest’anno, per la sua decima edizione, il festival ha lanciato una provocazione: <em>“Inquietudine – Come custodire la scintilla dell’umano?”</em>, invitando tutti a trasformare l’incertezza del nostro tempo in una forza generativa di cambiamento. Che cosa significa, oggi, custodire la scintilla dell’umano? Con questa domanda si è aperta la decima edizione della manifestazione.</p>
<p class="wp-block-0-4-0">L’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai è stato ufficialmente invitato a prendere parte alla giornata di sabato 6 giugno. Una partecipazione che ha segnato una convergenza di ideali: Anna Conti, vicepresidente della Soka Gakkai italiana, ha sottolineato come la ricerca della pace globale si radichi indissolubilmente nell’azione civile e nel legame profondo con il territorio.</p>
<p class="wp-block-0-5-0">Camminando nel borgo, davanti al Monumento delle Rondini, emerge il significato dell’opera. Le tre pietre che lo compongono richiamano l’unicità di ogni percorso e l’idea della pace come insieme di esperienze e storie individuali. Un esempio concreto è rappresentato dall’impatto dei fondi <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org/">8×1000 messi a disposizione dall’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.</a> Il finanziamento delle borse di studio a Rondine sostiene, infatti, i percorsi formativi e di crescita personale dei giovani coinvolti, con effetti che possono estendersi anche ai contesti familiari e sociali di appartenenza.<br />
I dialoghi della giornata hanno ruotato intorno alla necessità di sviluppare un “sistema immunitario relazionale”: la capacità di stare dentro i conflitti del nostro tempo senza mai cedere alla violenza, tutelando la relazione umana a scuola, sul lavoro e nella vita di tutti i giorni. Dalla giustizia riparativa, che scommette sulla pari dignità e sull’ascolto, fino alla cura del linguaggio per disarmare le parole quotidiane, il messaggio è stato unico. Come ha ricordato la scrittrice Angela Staude Terzani nell’Angolo del Conflitto, “l’unica vera rivoluzione che serve è quella che parte da dentro di noi”.</p>
<p class="wp-block-0-6-0">Il momento più emozionante e denso di speranza si è svolto nel pomeriggio con le cerimonie di chiusura della <em>World House</em> e del <em>Quarto Anno Rondine</em>. La pace è diventata una realtà tangibile quando una ragazza ucraina e una ragazza russa si sono unite in un abbraccio fraterno per guidare il passaggio di testimone tra gli studenti.</p>
<p class="wp-block-0-7-0">Anna Conti ha citato il secondo presidente della Soka Gakkai, <strong><a href="https://www.sgi-italia.org/i-tre-maestri/josei-toda/">Josei Toda</a></strong>, esortando i giovani a non arrendersi mai, a superare ogni barriera e a inseguire i propri sogni come veri cittadini globali. Le sue parole hanno risuonato come una promessa e una chiamata alla responsabilità per il domani: «Saranno la forza e la passione dei giovani a creare una nuova era».</p>
<p class="wp-block-0-8-0">L’esperienza di Rondine evidenzia come, anche di fronte a sfide globali, l’impegno individuale e la qualità delle relazioni possano rappresentare elementi significativi di cambiamento. Anche a livello locale, è possibile contribuire con azioni concrete.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org/news/il-futuro-ha-il-volto-dei-giovani-listituto-buddista-italiano-soka-gakkai-a-youtopic-fest-di-rondine/">Il futuro ha il volto dei giovani: l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai a YouTopic Fest di Rondine</a> proviene da <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org">8x1000 Soka Gakkai</a>.</p>
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		<title>Corridoi umanitari, Arci e Soka Gakkai Italiana: arrivati oggi a Roma 131 rifugiati dalla Libia</title>
		<link>https://ottopermille.sgi-italia.org/news/corridoi-umanitari-arci-e-soka-gakkai-italiana-arrivati-oggi-a-roma-131-rifugiati-dalla-libia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[INC]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 13:36:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono arrivati oggi all’Aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino, con un volo charter organizzato dall’UNHCR proveniente da Tripoli, 131 rifugiati originari del Camerun, Repubblica Democratica del Congo, Eritrea, Etiopia, Guinea, Mali, Palestina, Senegal, Somalia, Sud Sudan, Sudan e Togo. Il loro ingresso in Italia è reso possibile dal protocollo tra Ministero dell’Interno, Ministero degli Affari Esteri e della [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org/news/corridoi-umanitari-arci-e-soka-gakkai-italiana-arrivati-oggi-a-roma-131-rifugiati-dalla-libia/">Corridoi umanitari, Arci e Soka Gakkai Italiana: arrivati oggi a Roma 131 rifugiati dalla Libia</a> proviene da <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org">8x1000 Soka Gakkai</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="wp-block-0-1-0">Sono arrivati oggi all’Aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino, con un volo charter organizzato <a href="https://www.unhcr.org/it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dall’UNHCR </a>proveniente da Tripoli, 131 rifugiati originari del <strong>Camerun, Repubblica Democratica del Congo, Eritrea, Etiopia, Guinea, Mali, Palestina, Senegal, Somalia, Sud Sudan, Sudan e Togo.</strong></p>
<p class="wp-block-0-2-0">Il loro ingresso in Italia è reso possibile dal protocollo tra Ministero dell’Interno, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, UNHCR, <a href="https://www.arci.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Arci</a>, <a href="https://www.fcei.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Federazione delle Chiese Evangeliche d’Italia </a>e <a href="https://www.santegidio.org/pageID/1/langID/it/HOME.html">Comunità di Sant’Egidio</a>, firmato nel dicembre 2023.</p>
<p>I beneficiari di questi corridoi umanitari/evacuazioni sono persone che si trovano temporaneamente in Libia, dove hanno vissuto in condizioni estremamente difficili, costrette a fuggire dai loro paesi a causa di guerre e violenze. <strong>33 delle persone arrivate oggi in Italia saranno accolte dall’ARCI nei Circoli Rifugio,</strong> grazie al sostegno dell<a href="https://ottopermille.sgi-italia.org/">’8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.</a></p>
<p>I corridoi umanitari – dichiara <strong>Filippo Miraglia</strong>, responsabile Immigrazione di Arci nazionale – sono uno strumento complementare alle altre via d’accesso al diritto d’asilo, ma sono fondamentali per salvare vite umane e per dimostrare che è possibile consentire alle persone in fuga da guerre e persecuzioni di attraversare le frontiere senza rischiare la vita e senza mettersi nelle mani dei trafficanti di esseri umani. Gli Stati, i governi, a partire da quello italiano che ci ha creduto già 10 anni fa, dovrebbero investire di più e in maniera più decisa su questo strumento, rendendolo strutturale e ampliandolo, in un momento nel quale le guerre, le crisi umanitarie e le persone costrette a lasciare le loro case per chiedere protezione sono in aumento. Questo volo dalla Libia è un evento che va nella giusta direzione e che, grazie al protagonismo della rete dei Circoli Rifugio dell’ARCI, e al sostegno dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, consolida un’esperienza utile e positiva”</p>
<p style="text-align: center;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1885" src="https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-05-14-at-16.07.35-225x300.jpeg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-05-14-at-16.07.35-225x300.jpeg 225w, https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-05-14-at-16.07.35-768x1024.jpeg 768w, https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-05-14-at-16.07.35-1152x1536.jpeg 1152w, https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-05-14-at-16.07.35-1536x2048.jpeg 1536w, https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-05-14-at-16.07.35-scaled.jpeg 1920w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" />       .                                                    <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1883" src="https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-05-14-at-16.04.13-169x300.jpeg" alt="" width="169" height="300" srcset="https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-05-14-at-16.04.13-169x300.jpeg 169w, https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-05-14-at-16.04.13-576x1024.jpeg 576w, https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-05-14-at-16.04.13-768x1365.jpeg 768w, https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-05-14-at-16.04.13-864x1536.jpeg 864w, https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-05-14-at-16.04.13.jpeg 1152w" sizes="auto, (max-width: 169px) 100vw, 169px" />                                                                 <img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone wp-image-1891" src="https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-05-14-at-16.07.38-225x300.jpeg" alt="" width="224" height="299" srcset="https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-05-14-at-16.07.38-225x300.jpeg 225w, https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-05-14-at-16.07.38-768x1024.jpeg 768w, https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-05-14-at-16.07.38-1152x1536.jpeg 1152w, https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-05-14-at-16.07.38-1536x2048.jpeg 1536w, https://ottopermille.sgi-italia.org/wp-content/uploads/2026/07/WhatsApp-Image-2026-05-14-at-16.07.38-scaled.jpeg 1920w" sizes="auto, (max-width: 224px) 100vw, 224px" /></p>
<p>“L’arrivo oggi in Italia di persone costrette a fuggire da guerre, persecuzioni e condizioni di estrema vulnerabilità – dichiara <strong>Anna Conti</strong>, vice presidente dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai – rappresenta un segnale concreto di speranza e umanità. In tempi segnati da conflitti e crisi umanitarie sempre più profonde, i corridoi umanitari dimostrano che è possibile offrire vie sicure e legali a chi è costretto a lasciare il proprio Paese, contrastando violenza, tratta e marginalizzazione. <strong>Siamo profondamente onorati di sostenere dal 2021, attraverso i fondi dell’8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, il progetto ‘Circoli Rifugio – Più corridoi per la libertà’. </strong>La collaborazione con ARCI ha già reso possibile la realizzazione di 13 corridoi umanitari, consentendo a 380 persone provenienti da Paesi ad alto rischio come Libia, Pakistan, Iran e Niger di arrivare in Italia in sicurezza e di avviare percorsi di inclusione in 21 città del Paese. In linea con i principi buddisti che ispirano il nostro impegno per la pace e il rispetto della dignità della vita, crediamo che accogliere significhi anzitutto riconoscere il valore di ogni essere umano e contribuire alla costruzione di comunità più giuste, solidali e pacifiche”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org/news/corridoi-umanitari-arci-e-soka-gakkai-italiana-arrivati-oggi-a-roma-131-rifugiati-dalla-libia/">Corridoi umanitari, Arci e Soka Gakkai Italiana: arrivati oggi a Roma 131 rifugiati dalla Libia</a> proviene da <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org">8x1000 Soka Gakkai</a>.</p>
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		<title>Disabilità: aperta una nuova finestra di finanziamento</title>
		<link>https://ottopermille.sgi-italia.org/news/disabilita-aperta-una-nuova-finestra-di-finanziamento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[INC]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2026 12:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tre ambiti prioritari finanziabili: disabilità intellettive complesse, residenzialità per adulti con disabilità e assistenza domiciliare per persone con malattie neurodegenerative.  La finestra sarà aperta dal 20 aprile al 31 maggio 2026. Nel panorama europeo, l&#8217;Italia si distingue per alcune buone pratiche in materia di disabilità — tra cui il modello di inclusione scolastica — ma continua [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="font-weight: 400;">Tre ambiti prioritari finanziabili: disabilità intellettive complesse, residenzialità per adulti con disabilità e assistenza domiciliare per persone con malattie neurodegenerative.  </span><span style="font-weight: 400;">La finestra sarà aperta </span><b>dal 20 aprile al 31 maggio 2026</b><span style="font-weight: 400;">.</span></h2>
<h3><span style="font-weight: 400;">Nel panorama europeo, l&#8217;Italia si distingue per alcune buone pratiche in materia di disabilità — tra cui il modello di inclusione scolastica — ma continua a fare i conti con criticità strutturali difficili da ignorare: servizi territoriali frammentati, una presa in carico non sempre continuativa e forti diseguaglianze regionali nell&#8217;accesso alle prestazioni.</span></h3>
<p><span style="font-weight: 400;">Le fasi di transizione alla vita adulta e la gestione delle condizioni ad elevato bisogno assistenziale restano i nodi più critici del sistema.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In questo contesto, </span><b>la Soka Gakkai italiana lancia una nuova finestra di finanziamento dedicata al tema della disabilità</b><span style="font-weight: 400;">, nell&#8217;ambito dell&#8217;area di intervento Diritti Umani, orientata alla costruzione di una società in cui nessuno sia lasciato indietro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono tre gli ambiti finanziabili:</span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">disabilità intellettive complesse</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">residenzialità/co-housing per adulti con disabilità</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><span style="font-weight: 400;">assistenza domiciliare per malattie neurodegenerative e gravi disabilità motorie</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;">La finestra sarà aperta </span><b>dalle ore 14:00 del 20 aprile fino alle ore 14:00 del 31 maggio 2026</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Tutte le informazioni su</span><a href="https://ottopermille.sgi-italia.org/bandi/"> <span style="font-weight: 400;">https://ottopermille.sgi-italia.org/bandi/</span></a></p>
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		<title>Senzatomica: la forza del cambiamento parte dalle nuove generazioni</title>
		<link>https://ottopermille.sgi-italia.org/news/senzatomica-la-forza-del-cambiamento-parte-dalle-nuove-generazioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[INC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Aug 2025 10:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[educazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questa settimana cade l’ottantesimo anniversario dei bombardamenti su Hiroshima e Nagasaki, le due città giapponesi che vennero colpite con una bomba atomica il 6 e il 9 agosto del 1945. Un orrore che deve restare un monito per l’intera umanità. Per tenere sempre alta l’attenzione sull’importanza di liberare il mondo dalle armi nucleari, pubblichiamo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org/news/senzatomica-la-forza-del-cambiamento-parte-dalle-nuove-generazioni/">Senzatomica: la forza del cambiamento parte dalle nuove generazioni</a> proviene da <a href="https://ottopermille.sgi-italia.org">8x1000 Soka Gakkai</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>
<header class="news-header">
<div class="text-intro"><header class="news-header">
<div class="text-intro">
<h2>In questa settimana cade l’ottantesimo anniversario dei bombardamenti su Hiroshima e Nagasaki, le due città giapponesi che vennero colpite con una bomba atomica il 6 e il 9 agosto del 1945. Un orrore che deve restare un monito per l’intera umanità. Per tenere sempre alta l’attenzione sull’importanza di liberare il mondo dalle armi nucleari, pubblichiamo un’intervista a Marta Modena e a Alessja Trama rispettivamente direttrice esecutiva e Coordinatrice delle Relazione Esterne del progetto Senzatomica della campagna Senzatomica, un progetto della Fondazione Be The Hope sostenuto con i fondi 8&#215;1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai</h2>
</div>
</header>
<div class="page-content">
<h4><strong>Come nasce Senzatomica e quali sono i principali obiettivi e le azioni previste dal progetto?</strong></h4>
<p class="wp-block-paragraph">Senzatomica nasce da un sogno condiviso: quello di un mondo libero dalle armi nucleari. È un progetto della Fondazione Be The Hope, sostenuto dall’8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai.<br />Una campagna che parte dall’educazione alla pace e al disarmo, nata nel 2011 dalla volontà dei giovani di impegnarsi per il disarmo nucleare e generare consapevolezza sulla minaccia delle armi nucleari. Un sogno che parte dai giovani, perché è proprio nelle nuove generazioni che risiede la forza del cambiamento. Il pensiero alla base della campagna è quello di Josei Toda, educatore, uomo di pace e secondo presidente della Soka Gakkai. Nel 1957, in un Giappone devastato dalla Seconda guerra mondiale, di fronte alla corsa allo sviluppo di armi nucleari sempre più potenti, Toda in una storica dichiarazione affermò a gran voce che le armi nucleari sono un male assoluto, non giustificabile in nessuna maniera o ragione.<br />Il suo credo era quello di combattere contro il vero “nemico”: non le armi nucleari in quanto tali, né gli Stati che le possiedono o le costruiscono, bensì il modo di pensare che ne giustifica l’esistenza, la prontezza ad annientare gli altri quando vengono percepiti come minaccia o impedimento alla realizzazione dei propri scopi.<br />Riconoscere questa dinamica è il primo passo per costruire relazioni pacifiche e riscoprire la dignità di ogni essere vivente. Se io non guardo più l’altro come un nemico in sé ma riconosco che posso cambiare la logica e quindi che posso agire in modo diverso per trasformare la sfiducia che si annida nel mio cuore allora sì che posso credere che un cambiamento sia possibile. Che eliminare le armi nucleari è possibile.</p>
<p>La nostra campagna si fonda sull’educazione alla pace e al disarmo, attraverso percorsi di formazione, informazione e sensibilizzazione che puntano a un vero e proprio empowerment delle persone. Vogliamo costruire una società in cui al centro ci sia la sicurezza umana, intesa come il benessere e la felicità di ogni individuo. Solo così possiamo promuovere una cultura di pace autentica e una coesistenza creativa, libera dalla minaccia delle armi nucleari.<br />Il progetto si compone di diverse attività: la mostra itinerante “Trasformare lo spirito umano per un mondo libero dalle armi nucleari”, il Senzatomica Revolution Talks evento di sensibilizzazione rivolto ai giovani, i corsi di formazione insegnanti sull’educazione alla pace e al disarmo che vengono organizzati in diverse regioni italiane, lo sviluppo di materiali e laboratori didattici che portiamo nelle scuole, la partecipazione attiva in rappresentanza delle società civile a Conferenze all’interno delle Nazioni Unite e molte altre.<br />Senzatomica è un movimento di persone comuni che scelgono di credere nel cambiamento. Che scelgono di agire, di educare e di costruire un mondo libero dalle armi nucleari. Insieme, possiamo trasformare la paura in speranza. Insieme, possiamo rendere possibile l’impossibile.<br />In questi ultimi due anni, grazie ai fondi 8×1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, abbiamo lanciato la nuova versione della mostra rinnovata sia nei contenuti che nella sua veste. Questi fondi ci permettono di allestire la mostra itinerante in diverse città italiane, offrendo l’ingresso gratuito a migliaia di visitatori, soprattutto alle giovani generazioni. Inoltre, ci consentono di organizzare il Senzatomica Revolution Talks, i corsi di formazione per insegnanti e di sviluppare nuovi materiali didattici e informativi, diffondendo i principi dell’educazione alla pace e al disarmo in modo capillare e incisivo.<br />Ma non solo: grazie al supporto dell’8×1000, abbiamo potuto collaborare con istituzioni e partner internazionali, partecipando come società civile alle conferenze sul disarmo organizzate dalle Nazioni Unite. Questo ha rafforzato l’impatto della campagna, portando il nostro messaggio anche a livello globale.</p>
<h4><strong>Qual è l’impatto della mostra sui visitatori e come si inserisce nel percorso educativo e di sensibilizzazione che proponete?</strong></h4>
<p>La mostra ha già girato più di 80 città italiane; visitata da oltre 460.000 persone – di cui più del 40% studenti e studentesse delle scuole elementari, medie e superiori.<br />È uno strumento di educazione al disarmo nucleare e alla pace che mira a generare empowerment e senso di responsabilità nei visitatori che hanno la possibilità di diventare attivi sostenitori e protagonisti della Campagna stessa.<br />All’interno del percorso della mostra, le persone approfondiscono la propria conoscenza legata al concetto di sicurezza umana, il cui elemento centrale è la tutela della vita e della dignità delle persone.<br />Come si evince dal messaggio della campagna, Senzatomica propone la trasformazione dello spirito umano come punto di partenza per costruire un mondo libero da armi nucleari. Perché questo approccio personale è così importante e in che modo contribuisce concretamente all’obiettivo del disarmo nucleare?</p>
<h4><strong>La sfida che si è sempre posta Senzatomica è quella di creare un ponte tra i problemi globali attuali e la nostra vita quotidiana. Come posso sentire un tema così grande collegato alla mia vita di tutti giorni e come posso fare la differenza?</strong></h4>
<p>Nella società di oggi in cui regna la rassegnazione e il senso di impotenza nel cuore delle persone il nostro obiettivo è trasmettere prima di tutto speranza, partendo da una visione del mondo diversa da quella a cui siamo abituati. Senzatomica infatti parte dal presupposto che le armi nucleari, i più distruttivi strumenti di guerra, sono al vertice di una piramide di violenza che regna nella nostra società – alla cui base di questa piramide si trovano i conflitti della nostra vita quotidiana. La nostra sfida è elevarci sopra la violenza e l’indifferenza per fermare la corsa agli armamenti ed eliminare queste armi, le più temibili che esistano.<br />Portiamo avanti questa campagna affinché ognuno/a possa favorire la crescita e lo sviluppo di individui capaci di riconoscere nel cuore/mente degli esseri umani le cause alla base delle guerre e trasformarle.<br />Proprio come afferma il preambolo della Costituzione dell’UNESCO:<br />«Poiché le guerre hanno origine nello spirito degli uomini è nello spirito degli uomini che si debbono innalzare le difese della pace».<br />E quindi l’interrogativo che ci poniamo sull’effettiva possibilità di trasformare la cultura della violenza in una cultura di pace trova una risposta tangibile e concreta: è la trasformazione dello spirito umano, trasformare i principi su cui si basa il nostro cuore, quell’istinto a voler distruggere gli altri quando li percepisco come ostacolo a ciò che vogliamo ottenere.<br />Vogliamo invertire la tendenza a sentirsi impotenti di fronte al destino dell’umanità, per questo il cuore della campagna è “trasformare lo spirito umano per un mondo libero da armi nucleari”. Il nostro messaggio è che non si devono avere qualità speciali per cambiare il mondo, ogni persona possiede un potenziale illimitato che può manifestare.<br />Siamo convinti che ogni persona può decidere di informarsi e conoscere la paradossale deterrenza nucleare; può decidere di ispirarci dalla grande forza e determinazione degli hibakusha, i sopravvissuti ai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki e ai più dei 2.000 test nucleari effettuati nel mondo da parte degli Stati con armi nucleari, che hanno trasformato la loro disperazione in senso di missione; sapere dell’esistenza del TPNW, la norma internazionale che rende illegali tali armi e che indica concretamente come eliminarle dalla faccia della Terra.</p>
<h4><strong>Uno degli obiettivi centrali è sensibilizzare la società civile e le istituzioni affinché l’Italia ratifichi il Trattato sulla roibizione delle armi nucleari (TPNW).<br />Quali sono le principali azioni intraprese per raggiungere questo traguardo?</strong></h4>
<p>In quanto organizzazione della società civile che lavora in ambito nazionale e internazionale, abbiamo partecipato a importanti negoziati delle Nazioni Unite per l’adozione di un Trattato internazionale che potesse finalmente vincolare le armi nucleari come armi illegali, il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari.<br />Oltre alla mostra Senzatomica che opera una riflessione ampia per tutta la cittadinanza, portiamo avanti azioni di advocacy con l’obiettivo di coinvolgere sempre più cittadini e istituzioni per stimolare un movimento di opinione pubblica, dialogando con sindaci e parlamentari affinché manifestino il loro sostegno per la ratifica del Trattato da parte dell’Italia, attraverso la sottoscrizione dell’Appello delle città di ICAN per quanto riguarda i comuni italiani, perché le armi nucleari sono progettate per annientare in un’istante le città e sono proprio le città che si fanno promotrici della pace, del dialogo e del rispetto della vita di ogni persona. Affinché ognuna e ognuno possano prendere decisioni informate offriamo laboratori di educazione alla pace per studentesse, studenti, docenti che possono essere attuati in tantissimi altri ambiti in cui è coinvolta la cittadinanza</p>
<h4><strong>C’è un episodio particolarmente significativo, vissuto nel contesto del progetto, che vorresti condividere?</strong></h4>
<p>Di episodi ce ne sarebbero tantissimi… intanto è veramente significativo essere testimoni delle determinazioni che ogni persona tira fuori all’uscita della mostra e quanto sia di impatto leggere la commozione che hanno provato e il desiderio di fare la pace. Un momento bellissimo è anche quando in occasione del corso di formazione docenti organizziamo una conferenza con le persone sopravvissute a Hiroshima e Nagasaki e gli studenti delle scuole elementari medie e superiori e sentire tutta l’energia e l’ispirazione che gli hibakusha trasmettono e quanto le studentesse e gli studenti si sentano incoraggiati a costruire del bello nella propria vita è bellissimo, specialmente vedere e sentire quanto gli stessi hibakusha siano felici di dedicarsi alle generazioni più giovani affinché nessuno debba vivere mai più ciò che hanno sperimentato loro sulla propria pelle da bambini.<br />Altri momenti significativi sono vedere le persone, i cittadini che dopo la mostra cominciano a dialogare con il proprio comune per poterlo sensibilizzare sul tema e da questi dialoghi nascono bellissime occasioni in cui portare avanti tante iniziative e far sì che quella città sia promotrice in prima linea del disarmo nucleare – adesso siamo a più di 110 Comuni italiani che sostengono la nostra campagna e si sta creando un’ondata di cambiamento sempre più grande.</p>
<h4><strong>Come è articolata la mostra</strong>:</h4>
<p>Il cuore pulsante della mostra è il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW), che rappresenta il filo conduttore dell’intero percorso espositivo. La mostra è suddivisa in cinque aree tematiche.<br />Si parte dall’atrio, dove i visitatori vengono accolti dalle testimonianze dei sopravvissuti alle bombe di Hiroshima e Nagasaki, i veri esperti delle conseguenze delle armi nucleari, che hanno vissuto in prima persona terribili sofferenze.<br />Subito dopo, si entra nell’atmosfera della memoria, un viaggio nel tempo che ripercorre le tappe storiche prima e dopo lo scoppio delle bombe atomiche sulle due città giapponesi. In questa sezione, grazie alla realtà virtuale, i visitatori possono rivivere in prima persona l’orrore di quei bombardamenti e comprendere l’impatto devastante delle armi nucleari sul genere umano e sul pianeta. La narrazione è accompagnata dalla voce intensa di Carmen Consoli.<br />Il percorso prosegue nella Libreria delle Voci, dove si affrontano temi cruciali come la follia della deterrenza nucleare, il concetto di sicurezza, l’enorme quantità di risorse economiche destinate agli armamenti e il legame tra disarmo e Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU.<br />Arrivando al Tavolo delle Genti, l’attenzione si sposta sulla responsabilità di ciascuno di noi nel costruire un mondo libero da armi nucleari. Questo spazio interattivo permette sia agli studenti sia ai visitatori di approfondire i temi trattati attraverso un confronto diretto e dei laboratori.<br />Infine, il percorso si conclude con il Tunnel dell’Intenzione, un passaggio simbolico in cui ogni visitatore può lasciare un messaggio, un impegno o una promessa verso un futuro senza armi nucleari.</p>
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		<title>Un docufilm sulla tragedia di Hiroshima</title>
		<link>https://ottopermille.sgi-italia.org/news/un-docufilm-sulla-tragedia-di-hiroshima/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[INC]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Aug 2025 09:00:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo intervistato Giuseppe Carrieri, docente all’Università IULM, per il progetto “Libro delle ombre: Docufilm” sostenuto con i fondi 8&#215;1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. Grazie al progetto, studentesse e studenti del corso di Laurea magistrale in Televisione, Cinema e New Media dell’Università IULM di Milano, realizzano un docufilm per riflettere sulla tragedia dell&#8217;esplosione atomica su [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>
<header class="news-header">
<div class="text-intro"><header class="news-header">
<div class="text-intro">
<h2>Abbiamo intervistato Giuseppe Carrieri, docente all’Università IULM, per il progetto “Libro delle ombre: Docufilm” sostenuto con i fondi 8&#215;1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. Grazie al progetto, studentesse e studenti del corso di Laurea magistrale in Televisione, Cinema e New Media dell’Università IULM di Milano, realizzano un docufilm per riflettere sulla tragedia dell&#8217;esplosione atomica su Hiroshima con l&#8217;obiettivo di mantenere viva la memoria.</h2>
</div>
</header>
<div class="page-content">
<h4><strong>Come nasce questo progetto e in che modo vengono coinvolti gli studenti e le studentesse del corso di Regia Cinematografica dello IULM?</strong></h4>
<p class="wp-block-paragraph">Sono un docente a contratto all’Università IULM e il mio corso si chiama Laboratorio avanzato di regia cinematografica che ha come fine quello di realizzare un’esperienza cinematografica attraverso la conoscenza visiva e l’esplorazione. Dunque, il cinema attraverso un apprendimento sul campo, un apprendimento nel mondo.<br />L’anno scorso ai miei ex studenti e studentesse, ho proposto un viaggio a Hiroshima per raccogliere le testimonianze dei sopravvissuti, in occasione dell’anniversario dello scoppio delle bombe atomiche.<br />Abbiamo fatto una selezione per il viaggio in Giappone e la realizzazione del progetto sono stati scelti i due studenti, ora laureati, Kevin Greguoldo e Ginevra Solaroli.<br />In quel momento si è manifestata l’opportunità di lavorare con il sostegno dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai che si è mostrato da subito interessato al progetto sia dal punto di vista educativo sia al lavoro di produzione artistica.<br />Il progetto “Il libro delle ombre” include la produzione e diffusione di un docufilm sulla tragedia dei bombardamenti atomici, sulla memoria e sulla pace, sostenuto da una approfondita ricerca storico-testimoniale.<br />La realizzazione del docufilm è avvenuta a febbraio ed ha ottenuto il patrocinio della Hiroshima Film Commission, un’istituzione che abbraccia le stesse cause che sono alla base del progetto.<br />Il film parte dalla suggestione di un’ombra, l’ombra dell’ignoto: sulle gradinate della Sumitomo Bank, si vede una figura colta dalla vampata deflagrante che è diventata cenere.<br />Quest’ombra è una metafora di tante ombre che ci circondano nell’attualità bellica, di politici che giocano con le vite delle persone e usano la bomba atomica come una specie di monito, non sapendo quali sono veramente le conseguenze di una bomba atomica.<br />Il bello di questa produzione è che sono gli ex studenti che hanno realizzato tutto!<br />Maria Matilde Fondi alle animazioni, Elisa Chiari al montaggio, alla post-produzione, Emanuele Stalla come direttore della fotografia, Edmondo Riccardo Annoni come compositore della musica originale, Alberto Di Leo nell’amministrazione produzione, ma anche la supervisione storica del professor Massimo Di Giuseppe che ha sostenuto fortemente la realizzazione di questo docufilm.</p>
<h4><strong>L’idea del docufilm è quella di partire dalle testimonianze dei sopravvissuti alla tragedia di Hiroshima e Nagasaki per giungere alla prospettiva di una futura pacificazione. In che modo gli studenti e le studentesse coinvolti nel progetto hanno presentato e ideato questa possibile futura pacificazione?</strong></h4>
<p>Abbiamo studiato a scuola lo scoppio delle due bombe atomiche, ma pensate per un attimo cosa significa uscire dal libro di storia ed entrare nelle case delle persone che sono ancora in vita e che sono state vittime della bomba atomica. Quindi alla parola pacificazione io credo che si possa rispondere in un solo modo: attraverso l’incontro. Perché questo film se è stato e spero lo sia per loro, un ricordo memorabile, nasce dal fatto che l’incontro è l’unico modo di esprimere la pace. Con studenti e studentesse siamo entrati nelle case dei sopravvissuti a Hiroshima, e ci siamo immersi nella loro cultura, e questo vale molto di più di quattromila pagine di storia, dato che tra meno di dieci anni queste persone non ci saranno più per ragioni naturali.<br />L’arte cinematografica è un’arte di educazione allo sguardo. Saper guardare è un atto di civiltà.<br />Spero vivamente che nella mia classe di regia avanzata tutte le persone possano sviluppare la capacità di saper guardare. La xenofobia o tutte le manifestazioni di disprezzo verso l’altro, che cosa sono in fondo se non uno sguardo errato? Io credo che l’arte cinematografica debba assumere su di sé la possibilità di farsi portavoce di una sorta di nuova disciplina dello sguardo in grado di riconoscere meglio l’altro, l’altra e contribuire così a realizzare la pace nel mondo.</p>
<h4><strong>C’è un’esperienza personale a riguardo?</strong></h4>
<p>Nell’arco di undici anni, ho viaggiato in più di cento paesi, la mia esperienza è quella di un fortunato esploratore che è stato invitato nei luoghi più impensabili, nelle case delle persone.<br />Ho viaggiato in Afghanistan quando il Mullah Omar è stato ucciso nel 2015, ho viaggiato in Libia, al confine col Mali ai tempi di Al Qaeda, sono stato in territori come la Repubblica Centrafricana pochi giorni prima della visita di Papa Francesco. Sono tutti luoghi che non dimentico e non dimenticherò mai. Lì ho capito come tutto sia molto più semplice, cioè approcciandoci con il giusto sguardo ho sempre avuto la fortuna di essere accolto. Sono stato cauto e sicuramente fortunato. Ciò che ho imparato è che se ci guardiamo negli occhi, indipendentemente dal luogo in cui ci troviamo, è possibile riconoscersi come esseri umani. Quindi riguardo alla mia personale esperienza io la associo alla necessità culturale, esplorativa del viaggio come grande ricerca.</p>
<h4><strong>Perché secondo voi è importante e come possiamo preservare la memoria e renderla uno strumento centrale per evitare che le tragedie del passato si ripetano?</strong></h4>
<p>È fondamentale porre l’attenzione su un elemento come quello della bomba atomica o di un conflitto da cui non si ritorna indietro. L’educazione di chi si affaccia al mondo senza una presa di coscienza sia molto a repentaglio perché poi si vuole la guerra per cose banali… Anche rispetto ai programmi educativi parliamo spesso degli Assiri e dei Babilonesi, ma i bambini a volte si sentono sconnessi da questi temi perché non c’è una connessione all’attualità. Lo scopo del docufilm è anche questo e sarebbe bello portarli invece a vedere un film su Hiroshima…<br />Sarà trasmesso il 6 agosto in seconda serata su Tv2000 alle 22.55 e la speranza è di fare delle proiezioni a Milano, a Roma, ovunque.<br />Riguardo al docufilm “Libro delle ombre”, la lotta al disarmo nucleare è uno dei cardini della Soka Gakkai e io credo di aver abbracciato lo spirito dell’organizzazione più di quanto non credessi. Ho ricevuto anche dei feedback da persone che hanno visto in anteprima il docufilm e mi sono commosso perché ho sentito che è arrivato, il film raggiunge i cuori delle persone. Sono felice perché per me comunicare significa arrivare al cuore degli altri, delle altre.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Trailer &quot;Libro delle ombre&quot; – Docufilm realizzato da Natia srls con i fondi 8x1000 della Soka Gakkai" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/RPWWGawNUYw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Medicina di eccellenza in Africa</title>
		<link>https://ottopermille.sgi-italia.org/news/medicina-di-eccellenza-in-africa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[INC]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jul 2025 09:00:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abbiamo intervistato Roberto Crestan, direttore area ANME (Rete di Centri medici di eccellenza in Africa) di EMERGENCY e Gina Portella, direttrice del MCU (Coordinamento delle unità mediche) di EMERGENCY, per il progetto “Medicina di eccellenza in Africa”, finanziato con i fondi 8&#215;1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. Il progetto mira ad affrontare la grave mancanza [&#8230;]</p>
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<div class="text-intro"><header class="news-header">
<div class="text-intro">
<h2>Abbiamo intervistato Roberto Crestan, direttore area ANME (Rete di Centri medici di eccellenza in Africa) di EMERGENCY e Gina Portella, direttrice del MCU (Coordinamento delle unità mediche) di EMERGENCY, per il progetto “Medicina di eccellenza in Africa”, finanziato con i fondi 8&#215;1000 dell’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai. Il progetto mira ad affrontare la grave mancanza di accesso a cure chirurgiche specialistiche in Africa, creando dei poli chirurgici di eccellenza in Africa, in cui offrire cure specifiche che mancano in questi Paesi per garantire l’accesso al maggior numero possibile di persone di un’assistenza sanitaria gratuita ed equa.</h2>
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<h4><strong>In cosa consiste il progetto “Medicina di eccellenza in Africa”?</strong></h4>
<p class="wp-block-paragraph">Risponde <strong>Roberto Crestan</strong>, direttore area ANME di EMERGENCY</p>
<p>Il progetto Medicina di eccellenza in Africa è un programma che mira a rispondere ai bisogni di carattere chirurgico-ospedaliero dei Paesi africani in un’ottica di rispetto dei diritti umani e di diritto alla cura.<br />Ad oggi i Paesi che hanno aderito al programma sono quindici, e siamo riusciti ad aprire due Centri di eccellenza: il Centro<em> Salam</em> di cardiochirurgia in Sudan nel 2007, e il Centro chirurgico pediatrico in Uganda nel 2021.<br />L’idea alla base del progetto è di creare una rete tra i Paesi africani aderenti al programma e i Centri di eccellenza tramite un Programma Regionale capace sia di trasferire i pazienti da un Paese all’altro, per essere operati presso i nostri ospedali, sia di seguire gli stessi pazienti nel percorso di cura dopo la dimissione quando rientreranno a casa.<br />Questo approccio ha riscosso un interesse enorme da parte dei Paesi africani, in particolare hanno visto in questo sistema unico ospedaliero, il percorso necessario per raggiungere l’eccellenza medica.<br />Negli incontri che abbiamo avuto con questi Paesi, sono stati proprio loro a dirci che questo è ciò che mancava in Africa.<br />Il modello si basa su tre princìpi: <em>equality </em>(uguaglianza),<em> quality</em> (qualità) e <em>social responsibility</em> (responsabilità sociale).<br />L’uguaglianza prevede la gratuità come condizione essenziale per poter dare l’accesso alle cure, solo attraverso la gratuità si riescono a raggiungere tutti i pazienti.<br />La qualità deve essere disegnata sulle esigenze del paziente e non sulle logiche di un’industria che mira a fornire una tecnologia sempre più elevata e non implementabile in contesti a basse risorse.<br />La responsabilità sociale viene rimessa ai governi che scelgono di mettere tra le proprie priorità l’accesso alle cure dei pazienti.</p>
<h4><strong>Come si sviluppa la rete regionale di EMERGENCY nelle zone del programma? In che modo collaborate con le autorità locali per garantire la sostenibilità nel futuro del progetto?</strong></h4>
<p>La rete si sviluppa grazie all’accordo con i quindici Paesi che aderiscono al programma e che facilitano il movimento dei pazienti affinché possano raggiungere i due Centri.<br />Sudan e Uganda, dove sorgono i nostri Centri di eccellenza, hanno garantito la gratuità dei visti d’ingresso da altri Paesi, anche da quelli con cui non hanno ottime relazioni diplomatiche.<br />Tutti si prendono l’impegno di garantire una libera circolazione dei pazienti.<br />La rete si basa inoltre sulla collaborazione e sul dialogo, EMERGENCY si è seduta al tavolo con ogni Paese firmatario dell’accordo e ognuno di essi ha espresso la richiesta di specializzazione chirurgica più necessaria per il proprio Paese. È stato così che dopo il Centro <em>Salam </em>di cardiochirurgia in Sudan, l’Uganda ci ha proposto di lavorare alla costruzione di un Centro di chirurgia pediatrica. Abbiamo accolto la proposta e siamo partiti disegnando il progetto insieme a loro.<br />Ideare i progetti insieme è una condizione essenziale perché non possiamo sapere da soli qual è la specialità medica più urgente per il Paese a cui sopperire, senza che sia esso stesso ad indicarcela.<br />Durante un incontro avvenuto in Uganda a maggio 2022, a cui erano presenti dodici Ministri della Sanità dei Paesi aderenti, ricordo che il ministro ugandese alzandosi e rivolgendosi ai presenti disse: «Abbiamo di fronte un’organizzazione che è riuscita a fare una cosa che noi stiamo provando a fare da trent’anni nel nostro Paese. Dobbiamo credere in loro».<br />Per far funzionare un ospedale di chirurgia di eccellenza è necessario il coinvolgimento non solo del Ministero della Sanità, ma di tutti quei Ministeri che hanno un impatto sulla funzionalità e operatività della struttura come il Ministero degli Interni per ciò che concerne la sicurezza, il Ministero della Finanza per l’esenzione sull’importazione di merci, il Ministero degli Affari Esteri per la libera circolazione di persone e di merci.<br />Il contributo dei fondi 8×1000 della Soka Gakkai è molto importante perché sostiene un progetto che rappresenta una grande sfida ovvero quello di portare una chirurgia specialistica e di qualità in Paesi a bassissime risorse che difficilmente potrebbero permetterselo.<br />Abbiamo ricevuto un enorme supporto da parte dei Paesi africani perché hanno capito l’importanza di questo modello e ci stanno aiutando a portarlo all’attenzione delle organizzazioni internazionali e di altri donatori. Siamo felici che la Soka Gakkai abbia compreso il valore di questo progetto.</p>
<h4><strong>Quali sono le principali attività formative medico-chirurgiche svolte nei Centri di eccellenza di EMERGENCY?</strong></h4>
<p>Risponde <strong>Gina Portella</strong>, direttrice dell’unità medica (MCU) di EMERGENCY</p>
<p>I Centri di eccellenza di EMERGENCY hanno una doppia funzione: quella di curare pazienti e di formare il personale locale perché il Paese diventi indipendente nel tempo.<br />Nei nostri Centri, infatti, il personale sanitario locale che formiamo ha la possibilità di assistere ad una modalità di cura altamente professionale e questo è già il primo elemento della formazione.<br />I nostri professionisti affiancano totalmente lo staff locale che vive e lavora nel Paese: infermieri, medici alle prime armi o che stanno già seguendo un percorso di specializzazione più avanzata.<br />Il nostro obiettivo è che questi professionisti così formati possano garantire la continuità di quel livello di attenzione e di cura verso il paziente.<br />Le cure che offriamo sono per patologie complesse: ad oggi abbiamo un centro di cardiochirurgia e uno per la cura chirurgica delle patologie congenite dei bambini.<br />Queste cure nei loro paesi spesso non esistono, perché richiedono una specializzazione più avanzata e non sono assolutamente gratuite.</p>
<h4><strong>Quali sono le principali sfide che state affrontando nel contesto di questo progetto?</strong></h4>
<p>Le sfide sono tante. Nell’Africa Subsahariana è stato identificato il bisogno di cardiochirurgia per rispondere a una patologia che qui da noi è stata debellata, la malattia reumatica. Il nostro Centro in Sudan, ad oggi, ha garantito interventi chirurgici a cuore aperto a più di diecimila persone.<br />In questi Paesi tale patologia è endemica, ne hanno bisogno pazienti molto giovani che a causa di un’infezione sviluppano una reazione a livello cardiologico e devono sottoporsi a un intervento chirurgico che richiede il posizionamento di valvole meccaniche. Inoltre, i pazienti devono poter accedere a esami che permettono loro di far continuare a funzionare bene il cuore. La sfida è di poter continuare a seguire i pazienti per tutto il corso della loro vita.<br />Noi riusciamo a seguirli per più del 90% dei casi quindi, in qualche modo, la sfida medica è stata vinta!<br />In questo momento c’è una guerra in Sudan, scoppiata nell’aprile del 2023, e l’ospedale si è trovato al centro delle aree occupate dalle forze contrapposte al governo.<br />È diventato un ospedale di “cardiochirurgia di guerra”, gli approvvigionamenti non sono facili, non si riescono a mobilitare i professionisti che garantiscono le cure mediche. Alcuni professionisti sudanesi sono scappati insieme alle loro famiglie perché il Paese è invivibile. Purtroppo, la guerra ha messo a dura prova la nostra capacità di cura.<br />Quella che era una sfida già in tempi normali per quel contesto, ora si è trasformata veramente in una battaglia.<br />La parola “resilienza” che spesso viene applicata a queste situazioni non rende a sufficienza, si è creata più che altro una resistenza da parte di EMERGENCY, da parte dei pazienti, da parte del personale nel cercare di non perdere i pazienti e garantirgli comunque delle cure, oltre quello che stava succedendo fuori.<br />Il Centro di cardiochirurgia <em>Salam </em>che in arabo vuol dire “pace” negli anni ha curato pazienti provenienti da trenta paesi, oggi alcuni di essi non possono più rientrare in Sudan per i controlli periodici e noi li stiamo seguendo da lontano, nonostante sia un grosso sforzo sul piano logistico, economico e anche emotivo.</p>
<h4><strong>C’è un’esperienza particolarmente significativa di pazienti che beneficiano di questo progetto?</strong></h4>
<p>Recentemente ho incontrato una giovanissima sierraleonese che è stata curata al Centro <em>Salam</em> in Sudan e che ha potuto continuare a seguire la terapia anticoagulante per la sua valvola meccanica nel nostro ospedale in Sierra Leone.<br />Con lei abbiamo iniziato un dialogo per consigliarle di avere un controllo su una possibile maternità, perché il rischio di portare avanti una gravidanza nel suo Paese è alto e non è consigliabile con terapia anticoagulante, per giunta con un intervento cardiaco come quello che lei ha sostenuto.<br />Ero un po’ preoccupata per la delicatezza dell’argomento, ma a un certo punto lei mi ha detto: “Grazie a questo intervento adesso sto meglio e ho deciso di adottare una bambina”. Mi sono commossa profondamente.<br />Questi episodi ripagano gli sforzi delle sfide che portiamo avanti e ci fanno rendere conto dell’importanza del nostro lavoro.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Otto per Mille Storie. EMERGENCY. &quot;Progetto: Medicina di eccellenza in Africa”" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/Sbly2CpdJmw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
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